In occasione delle solenni celebrazioni in onore di San Guglielmo Abate, fondatore e patrono dell’Irpinia, la comunità dei fedeli si è riunita in un momento di profonda spiritualità e riflessione. L’evento ha visto la prestigiosa partecipazione del Cardinale Ángel Fernández Artime, ma a toccare il cuore dei presenti sono state le parole accorate del Padre Abate di Montevergine, Riccardo Guariglia, che ha colto l’occasione per accendere i riflettori su una ferita ancora aperta per il territorio.
Durante la sua allocuzione, l’Abate ha espresso viva preoccupazione per le gravi limitazioni che stanno colpendo il Santuario di Montevergine. Il riferimento è all’evento franoso dello scorso 16 novembre, le cui conseguenze continuano a ripercuotersi pesantemente sulla vita della comunità religiosa e dei devoti. “L’afflusso del popolo fedele, a causa del noto evento franoso dello scorso 16 novembre, limita e mette ancora fortemente a rischio la normale vita spirituale e liturgica del santuario, pregiudicando l’aspirazione di tanti devoti di accostarsi alla nostra Madonna.”
Nel suo discorso, l’Abate ha ricordato la natura profonda dell’esperienza del pellegrino, legata anche al sacrificio, sottolineando però come la situazione attuale superi il limite della devozione, trasformandosi in una vera e propria barriera architettonica e logistica per migliaia di persone.
Nel corso della sua omelia, il Cardinale Artime ha voluto rivolgere una domanda diretta e profonda a tutti i presenti, calando il messaggio evangelico nella complessità del nostro tempo. “E qui troviamo una domanda per noi oggi, in questo agitato XXI secolo. Siamo pieni di tante cose: impegni, preoccupazioni, desideri, paure, rumore, corse continue. Tutti noi, cominciando da me, ma tutti noi qui presenti… La domanda è: ma quanto spazio lasciamo a Cristo?”
Il Cardinale ha poi analizzato la tendenza psicologica ed ecclesiale della fede, mettendo in guardia i credenti da un atteggiamento puramente utilitaristico, paragonabile alla domanda che l’apostolo Pietro rivolse a Gesù nel Vangelo (“Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa ne avremo?”). “È una domanda molto umana. Anche noi, qualche volta, la portiamo nel cuore.







































