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Si susseguono a ritmo incalzante i dibattiti pubblici sulla riforma della giustizia che il Governo guidato da Giorgia Meloni ha posto al centro dell’agenda politica, convocando per la fine di marzo il referendum confermativo. Il quesito che sarà sottoposto agli elettori riguarda tre nodi fondamentali dell’ordinamento giudiziario, uno dei tre poteri dello Stato: la separazione delle carriere tra giudici giudicanti e pubblici ministeri, l’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura e la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i magistrati, con il trasferimento della competenza disciplinare dal CSM.

Una materia tecnica, spesso riservata agli addetti ai lavori, ma dalle evidenti ricadute politiche. Proprio per questo, diversi soggetti istituzionali e politici si sono attivati per chiarirne gli aspetti. A Benevento, nella sala Demm dell’Università del Sannio in piazza Arechi, si è svolto un seminario di approfondimento sulla riforma.

Il mondo della giustizia appare spaccato: avvocati e magistrati si confrontano da posizioni nettamente contrapposte. Una riforma delicatissima, destinata comunque a lasciare il segno, e fortemente intrecciata con dinamiche politiche. In questo contesto è stato chiesto un parere al mondo accademico, rappresentato dal professor Vincenzo Casamassima, associato di Diritto costituzionale all’Università del Sannio: “Il punto nodale, a mio avviso, è proprio quello che riguarda l’assetto costituzionale della magistratura. Il nodo fondamentale è la modifica delle regole di composizione del CSM e della funzione disciplinare. Il doppio CSM previsto dalla riforma introduce una composizione che non rispetta pienamente i canoni del merito e della competenza: affidarla al caso indebolisce la posizione dei due Consigli e, di conseguenza, la loro indipendenza e autonomia, a causa della presenza di elementi sorteggiati”.

Il timore, inevitabile, è quello di possibili ingerenze politiche sul sistema giudiziario, anche se i sostenitori del “sì” al referendum escludono che la riforma intacchi i principi cardine della Costituzione, in particolare l’indipendenza della magistratura sancita dall’articolo 104. Resta però la perplessità legata a una revisione così profonda dell’assetto dello Stato, affidata all’azione di un Parlamento nel quale la maggioranza ha fatto della riforma uno dei tratti identitari della propria proposta politica.

Sul tema è intervenuto anche il presidente del Tribunale di Benevento, Michele Russo, che ha definito la riforma “di ampio respiro”: “Abbiamo tre pilastri per questa riforma e la separazione delle carriere è il punto che ha creato maggiore dibattito e contrapposizione”.

Di segno opposto l’intervento di Nico Salomone, presidente della Camera Penale di Benevento: “Non ci interessano le polemiche politiche. Dalla separazione delle carriere agli altri punti focali della riforma, per i cittadini si determina la condizione di un giudice realmente terzo tra accusa e difesa, per un processo più giusto”.

Salomone ha infine precisato: “Il pubblico ministero continuerà a restare il padrone dell’indagine, autonomo e indipendente”.