L’autolesionistico tentativo di nascondere – ancora – la polvere sotto al tappeto prende sempre più i connotati del disperato, quasi grottesco esercizio di conservazione del posto di lavoro. Giuseppe Raffaele, anche ieri sera, ha raccontato un’altra partita rispetto a ciò a cui tifosi ed addetti ai lavori hanno assistito. Al Monterisi la Salernitana ha meritato di perdere, senza se e senza ma. Una sconfitta figlia del non gioco, di una squadra completamente priva di idee, senza collegamenti, palesemente indietro anche sul piano della condizione atletica. Continuare nel patetico tentativo di ricercare alibi negli episodi, nei legni colpiti da Lescano, nelle reti annullate o nei fattori collaterali è da dilettanti. Da perdenti. Da inadeguati. E le parole dell’allenatore siciliano nel dopo gara di Cerignola racchiudono tutta l’incolmabile distanza tra la panchina della Salernitana e i traguardi per cui un club e una squadra di qualità devono legittimamente lottare.
Non sono i numeri – o comunque non soltanto quelli – a segnare il destino del tecnico: il distacco dal primo posto è al momento incolmabile. Ma spaventa più di tutto la concreta possibilità che questa Salernitana possa clamorosamente scivolare in classifica, rotolando sul piano inclinato della crisi tecnica nella quale ormai galleggia da mesi. Venuti meno anche gli episodi favorevoli, quell’incosciente improvvisazione che aveva spinto i granata in vetta per tutto il girone d’andata, la Salernitana è drammaticamente crollata come un gigante dai piedi d’argilla. Il cammino balbettante è accompagnato da prove inconcludenti, totale assenza di idee, errori individuali che denotano mancanza di applicazione. Questa squadra è lontanissima dal suo allenatore, aver rinnovato per mesi la fiducia ad un uomo che non viene seguito dal gruppo (al di là delle parole di circostanza) è stato il più clamoroso degli autogol dirigenziali.
Ci sentiamo, quindi, di attribuire identiche responsabilità non solo a Raffaele ma anche al diesse Faggiano che, in nome della difesa di una sua scelta (appunto quella del tecnico ex Cerignola), sta facendo affondare una squadra per la quale – in serie C – sono stati spesi anche un bel po’ di euro. Al bando la favoletta del mercato, del completamento, dei singoli. La Salernitana ha chiuso il girone d’andata a tre punti dalla vetta ed ora è a meno undici. Dunque i calciatori c’entrano poco. L’allenatore andava sostituito dopo la debacle di Siracusa: una figuraccia ingiustificabile che già avrebbe dovuto e potuto indurre il diesse a troncare sul nascere ogni possibile linea di credito.
Oggi è già tardi, lo diciamo senza paura: Raffaele andava esonerato molto prima, perseverare anche oggi, pensare di presentarsi contro il Casarano ancora con il trainer siciliano in panca potrebbe far scorrere con largo anticipo i titoli di coda sulla stagione granata. Perché con questa inerzia anche i playoff rischiano di diventare una formalità. In negativo.
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Incomprensibile tafazzismo granata. Cosa si aspetta ad esonerare Raffaele?
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