L’Avellino volta ancora pagina. L’esonero di Raffaele Biancolino certifica non solo la fine di un ciclo durato 512 giorni, ma anche un dato che pesa come un macigno: è il terzo allenatore consecutivo a salutare a stagione in corso. Un segnale evidente di instabilità tecnica che negli ultimi anni ha impedito alla società di costruire continuità e identità.
La sconfitta contro il Pescara ha rappresentato il punto di non ritorno. Il confronto tra il tecnico e la dirigenza – guidata dal presidente Angelo Antonio D’Agostino, dall’amministratore unico Giovanni D’Agostino e dal direttore sportivo Mario Aiello – ha sancito la rottura definitiva. Ora, però, il tempo delle analisi è finito: serve una scelta immediata e soprattutto efficace.
Se Biancolino era stato individuato come “piano B”, adesso a Contrada Zoccolari è necessario trovare il vero “piano A”. Un tecnico di categoria, con esperienza e personalità, capace di prendere in mano uno spogliatoio costruito con investimenti importanti e di indirizzarlo verso un obiettivo chiaro: la salvezza.
Tra i nomi che circolano, quello di Fabio Caserta appare il più accreditato: profilo che conosce la categoria, abituato a lavorare in piazze esigenti e capace di dare organizzazione e pragmatismo. Più complicate, al momento, le piste che portano a Luca D’Angelo e Fabio Pecchia, allenatori con curriculum di spessore ma difficilmente raggiungibili per tempistiche e condizioni contrattuali. La società è davanti a un bivio delicatissimo. Non si tratta soltanto di tamponare l’emergenza, ma di individuare una guida tecnica che sappia valorizzare il patrimonio costruito sul mercato, restituire fiducia all’ambiente e gettare basi solide almeno per il medio periodo. La classifica impone pragmatismo, la piazza pretende chiarezza.
Dopo tre cambi in corsa, non c’è più margine per errori. L’Avellino ha bisogno di stabilità, di una direzione netta e di una figura che sappia reggere il peso della responsabilità. Il “piano A” non può più essere rimandato.
Biancolino al capolinea: la notte dei lunghi coltelli scuote l’Avellino

















