Dagli attuali lavori sulla Colmata di Bagnoli, in vista dell’America’s Cup, deriverebbero potenziali rischi “non solo per il quartiere, ma anche per zone limitrofe come Fuorigrotta, Posillipo, Pozzuoli”. A sostenerlo è il geochimico Benedetto De Vivo, già professore ordinario alla Federico II, e oggi docente aggiunto in vari Atenei nel mondo, come Virginia Tech, Blacksburg, negli Usa, Nanchino e Huangshi in Cina. De Vivo è stato anche consulente della Procura di Napoli nel procedimento penale sulle mancate bonifiche a Bagnoli.
Ha appena firmato un articolo sulla rivista internazionale Journal of Geochemical Exploration, intitolato: “Il caso di studio Bagnoli-Napoli, Italia. Caratterizzazione iniziale del sito; piani dibonifica, precedenti e attuali, per il sito industriale dismesso”. Coautori del saggiosono Stefano Albanese (professore di geochimica e vulcanologia alla Federico II), Maurizio Manno (già ordinario di Medicina del Lavoro della Federico II), Eric Roberts (Ingegnere capo dell’Excalibur Group, azienda statunitense specializzata in bonifiche di siti industriali dismessi; consulente dell’Epa, agenzia federale statunitense responsabile della tutela della salute umana e dell’ambiente).
“I recenti piani di bonifica – si legge nell’articolo – si basano in larga misura su scavi e movimentazione di suoli su larga scala, dragaggi di sedimenti marini, con trattamenti in una fase successiva di desorbimento termico ex-situ (anche se non è esplicitamente dichiarato il tipo di desorbimento termico che verrà utilizzato) di suoli e sedimenti marini contaminati da composti organici, cancerogeni/mutageni, Ipa e Pcb. La nostra analisi mostra che tali approcci ex-situ possono aumentare significativamente i rischi ambientali e sanitari nello specifico contesto geologico del sito. Il desorbimento termico ex-situ, se applicato a materiali arricchiti di inquinanti organici in condizioni saline (acque marine) e con un notevole apporto proveniente da sorgenti termali sottomarine in Baia di Bagnoli, può favorire la formazione di composti tossici secondari, tra cui diossine e specie organo-metalliche di Hg e Sn (in particolare Metil-Mercurio, e Dibutil e Tributil-Stagno, sostanze molto più cancerogene di Ipa e Pcb). Proponiamo pertanto soluzioni di bonifica che adottano preferibilmente strategie in-situ, volte a minimizzare al massimo il disturbo del suolo e dei sedimenti, ridurre la mobilità dei contaminanti e interrompere le vie di esposizione, piuttosto che rimuovere grandi volumi di materiale. Facciamo presente che il Desorbimento Termico Ex-Situ, è vietato da 25 anni in tutte le aree urbanizzate del mondo. Le tecniche di contenimento, isolamento e stabilizzazione in-situ controllate, integrate con la caratterizzazione geochimica di base sito-specifica, si dimostrano più compatibili con la situazione esistente nell’area di Bagnoli. Concludiamo che un’efficace bonifica a Bagnoli richiede soluzioni in-situ, basate su processi specifici, adattate al contesto vulcanico-idrotermale, piuttosto che tecnologie ex-situ aggressive o schemi di bonifica generici“.
Professor De Vivo, perché lei parla di rischi dal cantiere di Bagnoli?
“Nella colmata ci sono i prodotti che uscivano dall’acciaieria, loppe e scorie. Tutte le acciaierie del mondo “producono” Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici) e Pcb (Policlorobifenili), che sono sostanze organiche presenti in tutte le aree industriali ex acciaierie. Ipa e Pcb si ritrovano in tutti i cementi prodotti in Cementifici, di solito associati agli impianti siderurgici (vedi a Bagnoli, il caso di Cementir, affiancato a ex-Ilva). Non è una particolarità di Bagnoli. Se i terreni contenenti Ipa e Pcb vengono movimentati in prossimità del mare, queste sostanze cancerogene si combinano, con il cloro marino, e formano sicuramente le diossine”.
Quindi cosa accadrebbe successivamente?
“Se io libero, movimentando il terreno, queste sostanze che vanno appunto soprattutto nelle polveri sottili, e queste si combinano con il cloro, si formano sicurissimamente le diossine. Ma Ipa e Pcb, oltre che con cloro marino, si combinano anche con il mercurio (generato da sorgenti termali) e con lo stagno (diffusamente presente nelle rocce vulcaniche flegree e Vesuviane, quindi assolutamente naturali), formano sostanze ancora più cancerogene delle diossine: il Metil-Mercurio e il Dibutil e Tributil-Stagno, queste, sostanze super cancerogene. Fra gli Ipa, risultano particolarmente pericolosi, alcuni cogeneri di tali composti organici: ad esempio Naftlalene, Fenantrene, Benzo(a)Pirene; Crisene e altri: Tutti iper abbondanti in Area Colmata e nei sedimenti marini”.
A preoccuparla è dunque il passaggio continuo di camion del cantiere?
“Non solo, mi preoccupa molto, molto di più l’attività di scavo e movimentazione dei terreni e sedimenti marini. Queste operazioni andrebbero fatte sotto strutture ermeticamente chiuse. Vale a dire, teloni, chiusi, dai quali non deve uscire un filo d’aria. Si dice che devono reggere alla prova dei fumi. Se si opera all’aria aperta, queste sostanze non si fermano lì, ma dipende dalla direzione in cui soffia il vento. Potrebbero essere esposte 3-400.000 persone. Questa non è una cosa che sto scoprendo/inventando, è successa in Giappone, negli anni Sessanta”.
Cosa la stupisce di più, di quanto sta accadendo?
“Ma com’è l’Asl, l’Arpac non dicono qualcosa? Ci dicono che nell’aria ci sono polveri sottili: ma volete dirci anche cosa c’è in queste polveri sottili? Qualcuno ha determinato se ci sono le diossine mentre fanno le operazioni e Metil-Mercurio, e Dibutil – Tributil Stagno? E questo è il punto. Se nessuno lo determina, come si fa a procedere con tanta superficialità e irresponsabilità. Io, con miei colleghi italiani e americani, lo abbiamo scritto in una rivista scientifica top internazionale (Journal of Geochemical Exploration)”.
Lei solleva vari interrogativi e chiede una risposta immediata, data la delicatezza della questione.
“In più, nella baia di Bagnoli, ci sono almeno 15-20 sorgenti idrotermali, presenti, come è ben noto, in vari luoghi dei Campi Flegrei. Come scritto sopra queste sorgenti contengono mercurio e stagno e altri metalli (es Arsenico in grande abbondanza). I composti organici Ipa, contengono 16 cogeneri. Di questi particolarmente aggressivi per la formazione dei metilati di mercurio e stagno sono: antracene, crisantene, crisene, fenantrene, naftalene e altri (tutti super-abbondanti in particolare nei sedimenti marini (con superamenti fino a 1.000 volte i limiti di Legge). Se si movimentano sedimenti marini e terreni in presenza di queste sostanze, oltre alle diossine, si formano appunto i metilati di Hg e Sn (questo è il termine scientifico: sono degli iper cancerogeni: come verificatosi in Baia di Minimata in Giappone negli anni 60. Ancora oggi, in Giappone, si contano le vittime della sciagura della Patologia di Minimata”.
Il sindaco Manfredi però, a proposito dello smog a Bagnoli, ha lanciato messaggi rassicuranti, dicendosi più preoccupato per le polveri sottili a piazza Garibaldi.
“A Manfredi qualcuno dovrebbe spiegare che a Piazza Garibaldi non ci sono Ipa, Pcb né il mercurio e lo stagno… Purtroppo a Bagnoli ci sono tutti gli ingredienti e tutte le condizioni di base perché queste sostanze si formino. E allora o qualcuno va a controllare adesso o va a controllare dopo che si sono verificate delle patologie. Perché, al momento magari se respiro quell’aria non mi succede nulla, ma nell’arco di 10 o 15 o 20 anni si possono manifestare le malefiche patologie. A livello scientifico penso che sia scritto chiaramente quale è il rischio”.
Diranno forse che lei è troppo allarmista.
“Io non voglio fare un allarmismo ingiustificato. Ma ho la sicurezza scientifica che si possono formare sia le diossine e che il metil-mercurio e il dibutil-tributil-stagno; semplicemente perchè è esattamente quello che si è verificato negli anni 60 nella Baia di Minimata in Giappone; e ripeto con vittime che ancora ora si manifestano in quell’area. Sto semplicemente allertando le Autorità preposte sui rischi ai quali vengono esposti i cittadini”.
In definitiva, se lei potesse indicare una modalità tecnica alternativa per questo intervento, quale consiglierebbe?
“La movimentazione di terra e sedimenti marini non dovrebbe essere fatta, ma se proprio lo vogliono fare, dovrebbero operare con tutte le garanzie per la salute umana previste dalla Legge (sotto tensostrutture, che reggano alla prova dei fumi). Per il Desorbimento Termico, dovrebbero utilizzare la tecnologia In-Situ, che si attua senza scavare terreni (si fa tutto sotto terra). Il programmato Desorbimento ex-situ (anche se non è ancora operativo) è proibito in tutto il mondo civile da 25 anni, in tutte le aree urbanizzate del mondo. Semplicemente non si può fare, per i motivi che sto dicendo. La tecnologia Ex-Situ è stata sostituita da quella In-Situ. Mi chiedo, ma perché avendo un metodo alternativo, più sicuro, e penso anche più economico, invece si va a scegliere quello più insicuro, che provoca più rischi, e che costa anche di più? Vedi la movimentazione del materiale scavato, trasportato da migliaia di camions in tutta la città. Nota: ma il Sindaco non ha più volte sostenuto che la Colmata non si sarebbe potuta rimuovere per evitare appunto la circolazione di migliaia di camions attraverso la città? È esattamente quello che si sta verificando”.





















