Non è un semplice ritorno, è una dichiarazione d’amore con vista sul futuro. Lorenzo Sgarbi si riprende l’Avellino e lo fa con la maturità di chi sa che il tempo delle promesse sta per lasciare spazio a quello dei fatti. Presso lo Store ufficiale del club, l’attaccante ha raccontato le tappe di un ritorno “lampo” e le ambizioni di una stagione che per lui profuma di svolta definitiva.
“La mattina ho saputo dell’interesse, il pomeriggio era fatta, il giorno dopo ho firmato”. Sgarbi descrive così una trattativa nata e chiusa in poche ore, segno di una volontà ferrea di tornare in Irpinia. Dopo le parentesi altalenanti in Serie B, il classe 2001 ritrova l’ambiente che lo ha consacrato: “Sono felice di essere tornato dove sono stato benissimo. Spero di ripetere anche solo la metà dei numeri di quell’anno magico, finito però con una ferita ancora aperta: quella semifinale playoff“.
Sgarbi non si nasconde e affronta subito le critiche piovute dopo le prime prestazioni sotto la gestione Biancolino: “Ho letto attacchi al mister per la mia posizione in campo, ma quegli errori sono solo colpa mia. Mi assumo ogni responsabilità”. Sebbene si sia detto pronto a giocare “anche in porta”, il calciatore ha chiarito quale sia il suo habitat naturale: “Il miglior Sgarbi si esprime dalla trequarti in poi, come seconda punta o trequartista. Non ho le caratteristiche per difendere nella nostra area di rigore, ma dove il mister mi prova, io do il massimo”.
Il tema centrale dell’intervista è però il futuro contrattuale. Di proprietà del Napoli da quando aveva 15 anni, Sgarbi sente che è arrivato il momento di mettere radici: “In questi tre mesi mi gioco la vita. Sono dieci anni che vado in prestito e questa cosa un po’ toglie serenità. C’è una clausola nel contratto e la mia volontà è chiara: voglio essere di proprietà dell’Avellino. Spostarsi ogni anno stanca, qui voglio sposare un progetto“.
L’attenzione si sposta poi sul campo e sul prossimo impegno, il caldissimo derby contro la Juve Stabia, squadra che ha segnato tappe fondamentali della sua carriera: “Sarà un crocevia fondamentale. Sappiamo che i derby non si giocano, si vincono. Farebbe male alla classifica e al morale non fare risultato”.
Infine, un pensiero sul nuovo tecnico, Davide Ballardini: “Ho lavorato con grandi come Ancelotti, Spalletti e Conte nei ritiri, ma Ballardini è l’allenatore con più panchine in A che mi abbia mai guidato direttamente. Ha portato un’esperienza incredibile: non serve inventarsi nulla, la squadra è forte e lui sta toccando i tasti giusti”.

















