C’è un fantasma che torna ad aggirarsi sul Festival di Sanremo. È quello del “pregiudizio” verso gli artisti napoletani. E questa volta a finire al centro del dibattito è Sal Da Vinci. Sui social, nei gruppi di fan e tra gli addetti ai lavori, la domanda rimbalza sempre più forte: un artista partenopeo può davvero vincere Sanremo oppure no? Il precedente di Geolier è ancora fresco e brucia. A dirla tutta, precedenti più lontani narrano di successi partenopei con Massimo Ranieri, Peppino Di Capri fino al trionfo ‘young’ dello scorso anno da parte di Settembre.
C’è un recente precedente tra i big che fa discutere. Nel 2024 Geolier dominò il televoto, conquistò milioni di spettatori e fu tra i più ascoltati in streaming. Eppure non vinse. Un risultato che spaccò il Paese. Da una parte chi difese il sistema delle giurie, dall’altra chi parlò apertamente di una bocciatura “culturale” più che musicale.
Il Sud compatto, il resto d’Italia diviso. Una narrazione che ha lasciato strascichi e che oggi riemerge con forza. Il “marchio Napoli” pesa ancora? Sal Da Vinci rappresenta una tradizione popolare, identitaria, profondamente legata a Napoli. Un artista amato dal pubblico, capace di riempire teatri e palazzetti, ma che per qualcuno resta “troppo napoletano” per vincere una competizione nazionale.
Un’etichetta che molti considerano ingiusta.
“Se la canzone è bella, cosa c’entra la provenienza?”, scrivono gli utenti sui social. Altri invece parlano apertamente di una distanza culturale: la musica napoletana entusiasma milioni di persone, ma non sempre conquista le élite musicali.
Siamo, come se non bastasse, alla spaccatura del paese. Il dibattito si è trasformato in una questione più ampia. Non solo musica, ma identità. Nord contro Sud, gusto popolare contro critica, streaming contro tradizione. E Sanremo, ancora una volta, diventa lo specchio dell’Italia. Un’Italia che si divide anche su una canzone.
Ed allora, come sempre, la parola passa alla giuria. Non quella popolare che è spesso, ma non sempre, sovrana. C’è quella degli esperti, della stampa, delle radio: il loro peso specifico è enorme, ed il nodo resta sempre lo stesso: il sistema di voto.
Il televoto può spingere, ma non basta. Sala stampa e giurie tecniche hanno un peso decisivo. E qui nasce il sospetto: il pubblico ama gli artisti napoletani, ma chi decide davvero il vincitore?
Negli ultimi anni il Festival è cambiato. I numeri, i social e le piattaforme contano sempre di più. La musica napoletana, nel frattempo, è uscita dai confini regionali ed è diventata mainstream. Per questo, molti credono che Sal Da Vinci possa ribaltare ogni pronostico. Trasformare quella che viene percepita come una debolezza in un punto di forza.




















