C’è attesa per la decisione del Tribunale del Riesame di Napoli sull’inchiesta che gli investigatori hanno ribattezzato come il presunto “Sistema Caprio”, una delle più vaste indagini sugli appalti pubblici degli ultimi anni tra le province di Caserta e Benevento. Un fascicolo che coinvolge complessivamente 54 persone tra imprenditori, professionisti, tecnici, funzionari pubblici e dipendenti, e nel quale figurano anche dieci sanniti.
Tra i nomi finiti sotto la lente della Procura di Santa Maria Capua Vetere ci sono i fratelli Luigi Caprio, 57enne, Francesco Caprio, 58enne, Ubaldo Caprio, 56enne, come detto originari di Casal di Principe; per Lorenzo Serino, 67enne di San Nicola la Strada; Pietro Terreri, 60enne di Piedimonte Matese; Pasquale Caprio, 28enne di Sessa Aurunca, e Pasquale Caprio, 28enne, di Caserta; Antonella Biasiucci, 34enne di Caserta; Fabio Leonetti, 49enne, e Silvia Rapuano, 39enne, entrambi di Paupisi; Matteo Iannotti, 43enne di Cerreto Sannita; Giuseppe Canelli, 46enne di Solopaca; Francesco Paolo Alario, 45enne, e Mario Santilli, 65enne, di Caserta; Albano Della Porta, 56enne di Telese Terme; Nello Sauchella, 46enne di Vitulano; Pio Francesco Caprio, 27enne di Caserta; Assunta Trepiccione, 51enne di Casagiove; Filomena Cinzia Fasulo, 59enne di Caserta; Tommaso Benedetto, 43enne di Moiano; Angelo De Simone, 50enne di Tora e Piccilli; Raffaele Di Caterino, 37enne di Grazzanise; Antonio Maisto, 43enne, e Salvatore Maisto, 47enne, di Villa di Briano; Agostino D’Addio, 34enne di Valle di Maddaloni; Vincenzo Izzo, 34enne di Maddaloni; Salvatore Trotta, 45enne di San Giorgio La Molara; Maria Marrone, 66enne di Puglianello; Domenico Vincenzo Maturo, 63enne di San Salvatore Telesino; Romano Landi, 69enne di Mondragone; Pierino Raffaele Piucci, 62enne di Dragoni; e Antonello Pesa, 63enne di Montemiletto.
Secondo l’ipotesi accusatoria, al centro della vicenda vi sarebbe un articolato sistema riconducibile ai fratelli imprenditori Francesco, Luigi e Ubaldo Caprio, originari di Casal di Principe. Per gli inquirenti, dietro una serie di società formalmente autonome si sarebbe celato un unico centro decisionale capace di orientare l’assegnazione degli appalti pubblici attraverso una rete di rapporti e presunte utilità illecite.
L’obiettivo sarebbe stato quello di conquistare il maggior numero possibile di gare pubbliche. Un meccanismo che, sempre secondo la Procura, avrebbe agito attraverso la presunta individuazione di professionisti compiacenti, la scelta di componenti delle commissioni di gara ritenuti favorevoli e la conseguente alterazione della concorrenza tra le imprese partecipanti.
L’inchiesta ha portato la Procura a chiedere misure cautelari per 32 indagati: tredici richieste di custodia in carcere, sedici arresti domiciliari e tre divieti di dimora in Campania. Richieste che però non hanno trovato accoglimento da parte del gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Mauro Bottone.
Nella sua decisione, il giudice ha riconosciuto la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza contestati dall’accusa e l’esistenza del sistema descritto dagli investigatori, ma ha escluso la presenza delle esigenze cautelari necessarie per l’applicazione delle misure. Una valutazione legata soprattutto al tempo trascorso dai fatti contestati, che risalgono al periodo compreso tra il 2019 e il 2023.
Contro quel provvedimento la Procura ha presentato appello al Tribunale del Riesame di Napoli, chiamato oggi a pronunciarsi sulla vicenda. Da ambienti giudiziari, tuttavia, filtrano indiscrezioni che lascerebbero spazio a un possibile rinvio dell’udienza per presunti difetti di notifica.
Se tale ipotesi dovesse trovare conferma, la discussione potrebbe slittare direttamente dopo la pausa estiva, rinviando ancora una volta una decisione attesa da tutti gli indagati e destinata a rappresentare un passaggio cruciale nell’evoluzione dell’inchiesta.




















