Tempo di lettura: 6 minuti

di Benedetto De Vivo

Dopo avere pubblicato un articolo scientifico su una rivista internazionale J. Geochemical Exploration, (De Vivo et al., 2026: Il caso di studio Bagnoli-Napoli, Italia. Caratterizzazione iniziale del sito; piani di bonifica, precedenti e attuali, per il sito industriale dismesso. N. GEXLO-D-26-00037), riprendo in questo breve articolo divulgativo alcune considerazioni strettamente tecnico/scientifiche sui rischi oggettivi (sulla base di quanto successo in un caso simile nel mondo – la Baia di Minamata, Giappone, anni 60 – ai quali vengono esposti i cittadini.

Gli effetti tossici dell’inquinamento marino sugli esseri umani sono ben documentati. Un caso storico degno di nota è l’epidemia della malattia di Minamata in Giappone scoppiata tra gli anni ’50 e ’60. Questo grave inquinamento ambientale fu causato dalla combinazione di composti organici (IPA e PCB) e mercurio, principalmente dall’impianto chimico della Chisso Corporation, che rilasciò metil-mercurio nella Baia di Minamata dal 1932 al 1968. Il metil-mercurio si bioaccumula in molluschi, crostacei e pesci e si biomagnifica attraverso la catena alimentare, causando gravi problemi di salute negli esseri umani, tra cui danni neurologici, paralisi, intorpidimento e deficit cognitivi (Harada, 1995; Timothy, 2001). La situazione fu affrontata solo dopo la chiusura dell’impianto chimico e l’imposizione di divieti di pesca, ma gli impatti ambientali e sanitari persistettero per decenni, colpendo le comunità locali a livello sociale ed economico. Il caso sottolinea le conseguenze a lungo termine dell’inquinamento industriale e l’importanza della regolamentazione ambientale per prevenire disastri simili.

Semplifico, rispetto al precedente articolo scientifico (De Vivo et al, 2026), quanto si può verificare,  e tragicamente peggiorare, nellla Baia di Bagnoli (e connessi Golfi di Pozzuoli e parte del Golfo di Napoli). Tralascio le considerazioni di elogio (di cui ringrazio) nei miei confronti da parte di un Prof. di Ingegneria dell’Università Federico II, precisando che la mia presunta convergenza con i  piani del Commissario Manfredi sia del tutto fuori luogo e per me imbarazzante. Io ragiono con onestà intellettuale sul piano tecnico/scientifico, senza entrare nel merito delle scelte politiche su cosa fare/non fare nel sito “brownfield” di Bagnoli, spacciato come un “caso unico al mondo”(De Vivo et al., 2021). Ho sempre scritto e ribadisco, che le soluzioni per il “recupero” del brownfield di Bagnoli sono: semplici, veloci e economiche… basta mettere a confronto quanto si è fatto in tutto il mondo per questi casi (ce ne sono a migliaia) rispettando in primis la salute dei cittadini, a discapito del business. Non c’è nulla da inventare.

  1. A Bagnoli, è diffusamente presente una pesante contaminazione di IPA (Idrocarburi Policlici Aromatici) e PCB (Policlorobifenili), a terra, prevalentemente nei terreni della Colmata (Fig 1), e in concentrazioni fino a 1.000 volte superiori ai limiti di Legge nei sedimenti marini (Fig. 2). IPA e PCB derivano dalle loppe e le scorie degli altoforni industriali per la produzione di acciao (materiale che veniva utilizzato anche per la produzione di cemento come ex-Cementir a Bagnoli). Nei sedimenti marini, in aggiunta a IPA e PCB, sono presenti in elevate concentrazioni anche Mercurio (Hg) (Fig 3) e Stagno (Sn (Fig 4), entrambi di origine naturale: il Mercurio proveniente dalle sorgenti termali, largamente diffuse in area marina a fronte della Colmata; lo Stagno invece è più diffusamente presente nelle rocce vulcaniche dei Campi Flegrei (De Vivo et al., 2021). Il dragaggio e la movimentazione dei sedimenti marini ricchissimi in IPA e PCB, determinano la combinanzione di questi ultimi,  con il Hg e lo Sn, formando i Metilati di Hg, e Dibuthil- Tributhil-Sn (sostanze interferenti endocrine, nocive in quanto alterano l’azione degli ormoni e possono causare tumori ormoni-dipendenti, disturbi nello sviluppo e altro). Questo è quanto verificatosi in Baia di Minamata (Giappone). Perché mai, con una situazione analoga (gli ingredienti per il mix letale, ci sono tutti), non potrebbe verificarsi su sito di Bagnoli mettendo a rischio la salute dei cittadini Napoletani?
  2. IPA e PCB contenuti nei terreni della Colmata e nei sedimenti marini, se come sembra, saranno poi trattati con Desorbimento Termico Ex-Situ, combinandosi con il Cloro marino, determinano la formazione di diossine (sostanze cancerogene). Faccio notare che perché si formino le diossine è necessario movimentare e riscaldare i terreni/sedimenti marini che contengono IPA e PCB. E che il desorbimento termico ex-situ raggiunge temperature fino a 500°C, quindi ci sarebbero TUTTE le condizioni per la formazione delle diossine.

Intanto in considerazione di quanto già si sta realizzando, senza ancora mettere in atto il desorbimento termico, le Autorità preposte al controllo, oltre  a verificare la presenza o meno di polveri sottili, stanno procedendo intanto alle analisi su Metilati di Hg, e Dithuthil-Sn e Tributhil-Sn? Faccio notare che il Desorbimento Termico In-Situ, è molto meno invasivo rispetto alla massiva movimentazione di terreni e sedimenti marini con il desorbimento termico ex-situ (con relativa imponente impiantistica). Per DesorbimentoTermco In-Situ non si deve deve movimentare NULLA. Si opera tutto sottoterra… ma perché mai c’è  tanta voglia di movimentare tutto con il Desorbimento Termico Ex-Situ? Non è certo un caso che, negli ultimi 25 anni tale tecnologia sia vietata in tutto il mondo civile nelle aree urbanizzate (Vedi, De Vivo B., 2024). Bisogna ricordare, forse, quanto diceva Andreotti: “A pensare male si fa peccato, ma speso ci si azzecca..”.

 

Bibliografia

Albanese S., De Vivo B., Lima A., Cicchella D., Civitillo D., Cosenza A. (2010). Geochemical baselines and risk assessment of the Bagnoli brownfield site coastal sea sediments (Naples, Italy). Journal of Geochemical Exploration, 105(1-2), 19-33.

De Vivo B., Auriemma G., Manno M. (2021). Il risanamento di un sito industriale dismesso. Bagnoli: davvero un caso unico al mondo? (p. 188). Napoli: La Valle del Tempo.

 De Vivo B. (2024). Bonifica Bagnoli, ecco cos’è il desorbimento: due le possibilità. Anteprima24, September 20, 2024. https://www.anteprima24.it/napoli/bonifica-bagnoli-desorbimento-na/

De Vivo, B., Lima, A., Albanese S., Auriemma G., Manno M., Roberts E. (2024). The Bagnoli-Napoli brownfield site in Italy: before and after the first remediation phase. Chapter 16, 549-588 pp. In: Environmental Geochemistry. Site Characterization, Data Analysis, Case Histories, and Associated Health Issues. 3rd Edition (De Vivo B., Belkin H.E, Lima A., Eds); Paperback ISBN: 978-0-443-13801-0; eBook ISBN: 978-0-443-13802-7. 787 pp., Elsevier (Netherlands), https://shop.elsevier.com/books/environmental-geochemistry/de-vivo/978-0-443-13801-0.  

De Vivo B., Albanese S., Manno M & Roberts E. (2026). The Bagnoli-Napoli, Italy, Cleanup Case Study. Initial Site Characterization, Former Remediation & Current Cleanup Plans for the Brownfield Site. J. Geochemical Exploration – GEXPLO-D-26-00037.

Harada M. (1995). Minamata disease: methylmercury poisoning in Japan caused by environmental pollution. Critical Reviews in Toxicology, 25(1), 1-24.

Timothy S.G. (2001). Minimata: Pollution and the struggle for democracy in postwar Japan. Harvard Univ Press. ISBN 0-674-00785-9