Nola si è fermata per l’ultimo saluto al piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo morto dopo il trapianto di cuore che aveva acceso speranze in tutta Italia. Migliaia di persone hanno gremito il Duomo e l’intera piazza antistante per partecipare alle esequie, trasformando il funerale in un momento di dolore collettivo ma anche di forte richiesta di verità e giustizia.
Sin dalle prime ore del mattino, una lunga fila di cittadini ha raggiunto la camera ardente allestita all’interno della cattedrale. Davanti alla piccola bara bianca, circondata da fiori, peluche e lettere, il silenzio è stato rotto solo dalle lacrime e dagli applausi spontanei. Tra i messaggi lasciati accanto al feretro anche quello di Andrea: “Ti voglio bene… ora troverai tanti angeli che giocheranno con te”, parole che hanno commosso l’intera comunità.
Poco prima dell’inizio della celebrazione è arrivata nel Duomo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha voluto abbracciare personalmente i genitori del piccolo. Presenti anche numerose autorità civili e religiose, tra cui il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e il cardinale Domenico Battaglia, rimasto a lungo accanto alla famiglia. La celebrazione è stata presieduta dal vescovo di Nola Francesco Marino, che nell’omelia ha parlato di un dolore impossibile da definire. “Domenico è diventato il figlio di tutti noi”, ha affermato, invitando la comunità a non trasformare la sofferenza in rabbia o desiderio di vendetta, ma a perseguire la verità attraverso la giustizia. Un passaggio particolarmente significativo è stato dedicato al tema della donazione degli organi. Il vescovo ha ricordato come la storia del piccolo rappresenti anche un messaggio di generosità e speranza, incoraggiando a continuare a credere nella medicina e nella cultura della donazione, senza permettere che eventuali errori umani spezzino il rapporto di fiducia tra medici e pazienti.
All’esterno del Duomo, striscioni e magliette con il volto del bambino hanno accompagnato la cerimonia. Gli ultras del Nola hanno esposto uno striscione con la scritta “Giustizia per Domenico”, mentre molti presenti indossavano maglie bianche con il numero 10, simbolico omaggio alla tradizione calcistica napoletana legata a Diego Armando Maradona. Tra i presenti anche don Maurizio Patriciello, che ha ribadito la necessità che venga fatta piena luce sulla vicenda.
Il momento più toccante è arrivato al termine della funzione, quando mamma Patrizia ha preso la parola ringraziando la folla: “Se oggi tutta questa gente è qui è grazie a Domenico. In questo momento ci sta abbracciando tutti”. Le sue parole sono state accolte da un lungo applauso, mentre il cardinale Battaglia è sceso dall’altare per stringerla in un abbraccio. All’uscita del feretro, accompagnato da un applauso interminabile, centinaia di palloncini bianchi sono stati liberati nel cielo di Nola mentre la folla intonava Guerriero di Marco Mengoni.
Una città intera ha salutato così Domenico, diventato simbolo di amore, fragilità e speranza. Resta il dolore di una famiglia e la richiesta, condivisa da tutta la comunità, che venga fatta piena chiarezza su quanto accaduto.
Perché, tra lacrime e silenzio, Nola oggi ha promesso una sola cosa: non dimenticare.




















