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Fanno discutere sui social le parole del vicedirettore del Corriere della Sera Aldo Cazzullo sul brano di Sal Da Vinci che ha vinto l’ultima edizione del Festival di Sanremo e l’11 marzo riceverà dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi la medaglia della città.
Rispondendo a un lettore che gli chiedeva perché avesse definito la canzone vincitrice a Sanremo la più brutta della storia del Festival, il giornalista, nella rubrica delle lettere del quotidiano, spiega: “Non si tratta di essere contro il popolo.
‘Nel blu dipinto di blu’ era una canzone popolarissima. Ed era, anzi è, una canzone meravigliosa, che esprimeva quel preciso momento storico, l’inizio del miracolo economico, e quindi la fiducia nella vita e nel futuro. ‘Per sempre sì’ potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra, o a essere generosi una canzone di Checco Zalone; che però le scrive per burla, per fare il verso a un certo Sud più melenso che melodico. Per fortuna sono del Sud artisti che a Sanremo avevano canzoni interessanti, come Samurai Jay e Serena Brancale”.
“Nulla contro il cantante, che è pure una persona simpatica – prosegue Cazzullo -. Resta l’impressione che l’Italia dei primi anni 2000 sia un Paese in cui chiunque possa fare qualsiasi cosa. Chiunque può allenare la Nazionale, chiunque può fare il presidente del Consiglio, chiunque può fare il capo dell’opposizione, al prossimo giro chiunque potrà fare il presidente della Repubblica; e Sal Da Vinci può vincere il festival di Sanremo”.

“Devo dire che per come erano state formulate le parole di Cazzullo erano chiaramente inopportune perché sebbene ogni valutazione artistica sia assolutamente personale e accettabile, l’associazione fatta a stereotipi della città non può essere valutata positivamente”. Così il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. “Mi affido alle parole di Cazzullo che ha detto che la sua era semplicemente una provocazione alla Checco Zalone e la prendiamo per quella che era”, ha concluso Manfredi.