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Un nuovo scossone attraversa il Partito Democratico sannita. Dopo gli addii di Giuseppe Addabbo, Angelo Marino e Antonio Iavarone – i tre sindaci dissidenti che alle scorse elezioni provinciali si erano posti in aperta contrapposizione con la linea del partito – arriva un’altra uscita pesante: quella di Pio Canu, storico esponente dem ed ex vice segretario provinciale.

Una decisione che segna un ulteriore indebolimento del quadro politico interno e che lo stesso Canu definisce frutto di una lunga riflessione maturata su basi “squisitamente politiche”. “Mai avrei immaginato di scrivere questo comunicato – afferma – ma esistono valori, modalità e idee che non possono essere traditi”.

Nel suo intervento, Canu ripercorre i 14 anni di militanza nel Partito Democratico, un percorso fatto di incarichi e responsabilità: dal coordinamento del dipartimento ambiente e sviluppo sostenibile al lavoro nello staff del Parlamento Europeo per la circoscrizione Sud, fino al ruolo di vice segretario provinciale. Un’esperienza che non rinnega, ma che oggi non sente più rappresentativa della propria visione politica.

“Per formazione politica e culturale sono un socialista liberale di scuola rosselliana – spiega – garantista, progressista, antiproibizionista e riformista”. Valori che, secondo Canu, non trovano più spazio nell’attuale linea del partito, soprattutto a livello nazionale, dove denuncia una mancanza di visione e una programmazione assente sul lungo periodo.

Tra i punti di maggiore frizione, il referendum sulla giustizia, sul quale si schiera apertamente per il “Sì”, criticando il PD per aver trasformato il tema in uno scontro politico con il Governo anziché in un’occasione di confronto interno. Non mancano le critiche anche sulla politica estera – dalla gestione del conflitto tra Israele e Palestina alla guerra in Ucraina – e sulla linea europea, ritenuta ambigua per un partito che si definisce europeista.

Canu punta il dito anche sulle politiche ambientali ed energetiche, giudicate insufficienti, ribadendo la necessità di puntare su economia circolare, termovalorizzatori e un mix tra rinnovabili e nucleare. Sul Medio Oriente, invece, accusa il partito di aver contribuito ad alimentare un clima di antisemitismo, prendendo le distanze da alcune posizioni emerse nel campo progressista.

Le critiche non risparmiano neppure il livello locale. L’ex vice segretario parla di “scarso coinvolgimento degli amministratori pubblici” e di una gestione del partito non condivisa, elementi che avrebbero contribuito a incrinare definitivamente il rapporto con la dirigenza provinciale.

“Venendo meno la fiducia e la condivisione di un percorso politico con l’attuale classe dirigente – conclude – non posso che essere coerente”. Una scelta che non segna un passo indietro dall’impegno politico, che proseguirà fuori dal PD, con particolare attenzione ai temi ambientali e dei diritti civili.

Nel finale, il ringraziamento ai militanti e alla comunità democratica: “È molto più di una semplice tessera. I vertici senza la base non rappresentano nulla se non loro stessi”.