Un controllo di routine all’ingresso del carcere di Benevento ha portato all’arresto di Cristiano Ricciardi, odontoiatra romano di 59 anni, noto come il “dentista dei vip”. Durante la verifica, un trolley passato sul nastro dei controlli ha subito attirato l’attenzione dei cani antidroga, che hanno puntato dritto contro la valigia del professionista, con studio nel cuore di Roma, in via del Tritone, frequentato da una clientela di alto profilo. All’interno del trolley, gli agenti hanno trovato 93 grammi di hashish, suddivisi in cinque pezzi, ciascuno avvolto in profilattici e occultato all’interno di una confezione di collutorio. Un nascondiglio apparentemente perfetto, ma che non ha ingannato l’unità cinofila della polizia penitenziaria.
Il medico, giunto al penitenziario per una visita odontoiatrica, aveva dichiarato di trasportare esclusivamente attrezzatura sanitaria. Ma il comportamento del cane ha imposto l’apertura del bagaglio, rivelando la droga. Alla richiesta di spiegazioni, l’odontoiatra ha sostenuto di ignorare la presenza della sostanza, versione ritenuta poco credibile dagli agenti, che hanno proceduto con il fermo e il sequestro dello stupefacente.
Secondo le prime ricostruzioni investigative, la sostanza sarebbe stata destinata a un detenuto di spicco con precedenti legati alla criminalità organizzata romana, condannato a 20 anni per un omicidio e due gambizzazioni aggravate dal metodo mafioso. L’odontoiatra, assistito dall’avvocato Fabio Ficedolo, era atteso quel pomeriggio proprio per visitare l’uomo, circostanza che rafforza l’ipotesi di un tentativo di introduzione di droga all’interno della struttura. Se l’hashish fosse effettivamente destinato a lui, il caso assume contorni particolarmente gravi, con l’introduzione di stupefacenti in carcere a favore di un detenuto di rilievo.
Secondo la tesi della Procura, il dentista avrebbe accettato l’incarico di introdurre l’hashish in cambio di denaro. Il giudice, pur riconoscendo l’assenza di precedenti, ha ritenuto improbabile la giustificazione del professionista e ha disposto l’obbligo di firma quotidiano presso la polizia giudiziaria, senza misura detentiva. L’odontoiatra ha ribadito di non sapere nulla della droga, sostenendo la possibilità che la sostanza possa essere stata collocata da terzi o che il bagaglio non fosse completamente sotto il suo controllo. Gli inquirenti stanno verificando spostamenti, appuntamenti e tabulati per chiarire eventuali contatti e pressioni.




















