“Considero surreale una discussione finalizzata a rimettere in discussione ciò che il Congresso ha deciso”. E ancora: “La premessa, necessaria come l’aria, è l’unità della nostra Comunità”.
Parole nette, quasi perentorie, quelle indicate nella relazione della segretaria provinciale Filomena Marcantonio nel corso dell’assemblea provinciale di oggi. Parole accompagnate da un affondo diretto: nel mirino anche la stampa, accusata di alimentare divisioni e letture distorte sul cosiddetto “campo largo”.
Ma mentre si invoca unità, fuori – e dentro – il partito accade l’esatto contrario. Perché la vera notizia non è nella relazione. È nelle assenze. Pesanti. Politiche. Assenze che parlano più di qualsiasi documento.
All’assemblea provinciale non si sono presentati Raffaele De Longis e Marialetizia Varricchio. Non due militanti qualunque, ma due consiglieri comunali della città capoluogo. Un gesto che, nella grammatica della politica, ha un solo significato: sfiducia.
E non è un episodio isolato. Secondo quanto raccolto, l’intero gruppo consiliare del PD avrebbe disertato anche la riunione convocata appena ieri dalla stessa segretaria. Un incontro a cui – di fatto – avrebbero risposto solo Rosa Razzano e Gino Abbate. Una partecipazione ridotta all’osso. Quasi simbolica.
Dietro questo strappo c’è una ferita politica mai rimarginata. La scelta di Carmine Valentino di sedersi in maggioranza, al fianco dei mastelliani, nel consiglio provinciale di insediamento, non è stata metabolizzata. Anzi. Ha aperto una crepa che oggi appare sempre più larga.
E la sensazione, ormai, è che si sia andati oltre la dialettica interna. C’è una linea di demarcazione ormai netta tra il gruppo consiliare di Benevento città e le scelte politiche della segreteria provinciale del partito.
Le indiscrezioni raccontano di un ulteriore strappo imminente: De Longis e Varricchio, insieme a Farese, Fioretti e De Lorenzo sarebbero pronti a non partecipare nemmeno alla prossima riunione fissata per martedì. Se confermato, sarebbe il sigillo definitivo su una frattura che appare, a questo punto, difficilmente ricomponibile.
Nel frattempo il partito prova a raccontarsi unito, parla di “progetto strategico”, di “percorso condiviso”, di “testarda unità”. Ma la realtà è un’altra. Altro che campo largo.

















