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“Si ritiene che la costituzione della New Co. “Napoli Patrimonio” non sia strettamente necessaria al perseguimento delle finalità istituzionali del Comune di Napoli e che sarebbe stato opportuno (a nostro avviso lo è ancora) procedere ad un’accurata due diligence su Napoli Servizi anche con eventuali supporti tecnici esterni”. Sono le conclusioni di un esposto alla Corte dei conti – Sezione Regionale di Controllo per la Campania, depositato il 18 marzo. L’atto concerne le osservazioni critiche alla costituzione di Napoli Patrimonio, la spa a totale partecipazione pubblica indiretta per l’affidamento in house providing del servizio di gestione, manutenzione, valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare del Comune di Napoli. Il via libera alla società è arrivato dal Consiglio comunale, lo scorso 5 marzo. A rivolgersi alla Corte dei conti sono associazioni, sindacati, giuristi e movimenti.Riteniamo che – si legge – la costituzione della New Co. si inserisca in quella che può essere considerata un’operazione di finanza straordinaria che, come tutte le operazioni di questo tipo, può portare qualche beneficio nel breve periodo ma indebolisce e impoverisce la città sul piano della dotazione patrimoniale nel medio periodo e, quindi, non soddisfa un criterio di sostenibilità finanziaria e di compatibilità della scelta coi principi di efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa”.

L’esposto considera sussistenti alcuni presunti profili di illegittimità, relativi alla “Violazione di varie disposizioni del Tusp (Testo Unico in materia di Società a Partecipazione Pubblica, ndr)”. Ad esempio, il divieto di “partecipazione in Società con attività analoghe e similari perché si avrebbero due Spa che gestiscono aree diverse dello stesso patrimonio immobiliare per cui è insufficiente la prevista modifica dell’art. 3 dello statuto di Napoli Servizi”. Oppure la disposizione su “oggetto sociale esclusivo di una o più” delle attività consentite, definizione normativa ben diversa da quella contenuta nel lungo elenco di attività dell’art. 4 dello statuto della New Co. fatto “a titolo puramente esemplificativo e non esaustivo”“. Si ipotizza anche la “sostanziale violazione” della norma sulla consultazione pubblica. Ugualmente, si indica una “mancanza di rispetto dei criteri” sulla “valutazione dei rischi reali e potenziali dell’operazione che si mette in atto”. Altro aspetto: non sarebbe osservata la regola sulla necessità di contenimento dei costi di funzionamento, “che, invece, aumentano”. Sarebbe violata inoltre la norma sul ““massimo livello di trasparenza” soprattutto nella funzione di supporto al fondo Invimit Società, che si ritiene al di fuori del perimetro di applicazione” della legge in materia di trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni. Quest’ultima è la spa Investimenti Immobiliari Italiani, società di gestione risparmio, il cui capitale è al 100% del Ministero dell’Economia. Con Invimit Sgr, Palazzo San Giacomo ha costituito il Fondo Napoli, per mettere a reddito il suo patrimonio immobiliare.

Oltre al ventilato contrasto con previsioni del Tusp, l’esposto pone altri dubbi. “Lunghezza durata Società irragionevole (fino al 2060) – si legge – scollegata dalla durata di Napoli Servizi (fino al 2050 con possibilità di proroga) e dagli attuali provvedimenti di risanamento finanziario (piano di riequilibrio finanziario fino al 2032 e Patto per Napoli fino al 2042)”. Si suppone poi la “violazione del principio contabile della prudenza per mancanza dell’analisi di vari scenari sia per la New Co. che per Napoli Servizi”. Tale aspetto sarebbe “particolarmente grave per un Ente come il Comune di Napoli in situazione di criticità finanziaria che già nel passato ha visto riverberarsi sul proprio bilancio gli squilibri delle proprie Partecipate”. Come pure si evoca la “violazione di disposizioni di contabilità pubblica“, per “le fonti di copertura finanziaria della New Co. con particolare riferimento al capitale sociale (art. 7 statuto) confermate anche nella delibera di proposta al Consiglio n. 461/2025 approvata nella seduta consiliare del 5 marzo 2026″. Nel dettaglio, viene segnalato il punto “dove si fa riferimento al conferimento di capitale di € 1.000.000 dall’avanzo accantonato nel risultato di amministrazione al 31/12/2024 destinato agli investimenti riportato nell’allegato 3 al rendiconto 2024)”. E si sottolinea, in aggiunta, la “mancanza di tutele sociali per le fasce più deboli degli inquilini Erp che rende contraddittoria la scelta della gestione pubblica del patrimonio rispetto ad una gestione privatistica”.

A detta degli esponenti, “appare opportuno evidenziare come la documentazione posta a fondamento dell’operazione non sembri contenere una compiuta analisi comparativa dei costi e dei benefici derivanti dalla costituzione della nuova società rispetto ai modelli organizzativi già esistenti”. E “merita attenzione il rischio che l’operazione prospettata determini una duplicazione di strutture organizzative e di funzioni amministrative, con conseguente incremento dei costi di governance e di funzionamento”. Del resto, “non può poi trascurarsi il possibile riflesso dell’operazione in termini di effettività del controllo pubblico sulla gestione del patrimonio immobiliare comunale”. A indurre tale sospetto, “il trasferimento di funzioni gestionali strategiche ad una società di nuova costituzione, eventualmente affiancata da soggetti finanziari o operatori specializzati del mercato immobiliare”. La possibilità, infatti, “potrebbe comportare nel tempo uno spostamento delle scelte gestionali verso logiche prevalentemente economico-finanziarie, con il rischio di attenuare la capacità dell’ente locale di orientare la gestione del proprio patrimonio secondo finalità pubblicistiche, sociali e di interesse generale”. Un ulteriore profilo “meritevole di attenzione riguarda il rischio che – recita l’esposto – il ricorso allo strumento societario possa tradursi, anche solo indirettamente, in una modalità di gestione patrimoniale e finanziaria esterna al bilancio dell’ente, con possibili effetti di attenuazione dei vincoli di finanza pubblica e dei meccanismi di controllo contabile propri dell’amministrazione comunale”. Da valutare è anche “il modello gestionale prospettato, nella misura in cui esso appare orientato a concentrare nella società di nuova costituzione funzioni rilevanti di gestione, valorizzazione e sviluppo del patrimonio immobiliare comunale”. Secondo l’esposto, “un simile assetto organizzativo rischia infatti di determinare una progressiva traslazione delle decisioni strategiche relative al patrimonio pubblico dall’ente territoriale alla struttura societaria, utilizzabile come leva finanziaria, con conseguente attenuazione, come detto, del controllo diretto esercitato attraverso gli strumenti ordinari della contabilità pubblica”. E per il momento può bastare.

I FIRMATARI DELL’ESPOSTO

Rete Riprendiamoci la Città – Napoli Non Si Vende; USB, Cobas, SGB, Radici del Sindacato Cgil Napoli, Rete Sociale No Box-Diritto alla città, Federazioni Provinciali Prc, Pci, Carc, Potere al Popolo Napoli, Collettivo Politico-culturale GalleriArt, Civico 7 Liberato, Associazione Donne Architetto (Ada) Napoli, Associazione Nazionale Architetti in rete (Air), Attac Napoli, Prof. Alberto Lucarelli, Avv. Andrea Eugenio Chiappetta, Forum Diritti e Salute, Casa del Popolo Raffaele Perna.