All’indomani della mancata inaugurazione dell’ex Dogana di Avellino ( ufficialmente per il mancato collaudo all’ascensore ndr), si torna a parlare del futuro della struttura, finalmente restituita alla città dopo un lungo e complesso intervento di riqualificazione. Nel corso del dibattito promosso dall’Ordine degli Architetti della Provincia di Avellino, sono intervenuti, tra gli altri, l’architetto Giovanni Multari, autore del progetto, e il commissario straordinario Giuliana Perrotta, offrendo riflessioni complementari tra visione progettuale e nodi gestionali ancora aperti.
Multari: “Una sponda laica per la città”
Per Multari, la restituzione della Dogana di Avellino rappresenta molto più di un intervento architettonico: è il primo passo verso una nuova centralità urbana e civile. L’architetto ha sottolineato il valore del percorso condiviso che ha accompagnato il progetto, dai momenti di confronto iniziali fino alle visite in cantiere, definendo l’incontro finale “un passaggio importante per la vita dell’edificio”.
La sua idea è chiara: la Dogana deve diventare una “sponda laica” della città, uno spazio aperto alla collettività, capace di ospitare quella che definisce una vera e propria “liturgia civile”. In questa visione, anche Piazza Amendola assume un ruolo strategico come luogo vivo, destinato a eventi, attività culturali e momenti di aggregazione, recuperando una dimensione storica fatta anche di usi quotidiani come il mercato.
Multari insiste sulla necessità di non settorializzare gli spazi: la struttura, pur inserita in un finanziamento legato a un centro giovanile e a una rete culturale del centro storico di Avellino, deve rimanere aperta a tutte le generazioni. “Il patrimonio è del padre, l’eredità è di chi la riceve”, ha affermato, indicando nei giovani i custodi naturali di questo nuovo capitolo urbano.
Perrotta: “Senza gestione, niente inaugurazione”
Se la visione progettuale appare definita, più complessa è la questione della gestione, come evidenziato dal commissario Perrotta. L’ipotesi iniziale di affidare la struttura alle associazioni del territorio è stata accantonata, anche a causa dei tempi ristretti e delle sollecitazioni a rinviare la decisione alle future amministrazioni.
Un nodo che incide direttamente sull’apertura al pubblico: Perrotta ha chiarito che non avrebbe senso inaugurare la Dogana senza una gestione operativa già definita. “Un’inaugurazione seguita da una chiusura non ha senso”, ha dichiarato, lasciando aperta la possibilità che il taglio del nastro slitti oltre la fine del suo mandato, pur impegnandosi ad anticipare i tempi.
A rallentare ulteriormente il processo contribuiscono anche aspetti tecnici, come il completamento dell’ascensore e l’eliminazione delle barriere architettoniche, condizioni imprescindibili per rendere la struttura accessibile.
Sul fronte del recupero delle statue della facciata, invece, i tempi si preannunciano più lunghi: serviranno ulteriori risorse e il coinvolgimento della Soprintendenza per avviare un intervento di restauro.
Tra la visione di Multari, che immagina uno spazio vivo, inclusivo e dinamico, e la prudenza istituzionale di Perrotta, legata ai tempi e alle procedure, si colloca la sfida decisiva: trasformare un’opera finalmente completata in un luogo realmente vissuto dalla comunità.




















