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Consegnavano la droga direttamente a casa grazie al collaudato sistema del delivery, i pusher a stipendio fisso del clan Contini, arrestati dai carabinieri di Napoli-Poggioreale nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Dda.
I militari hanno notificato 6 misure cautelari in carcere e 7 ai domiciliari emessi dal gip su richiesta della procura partenopea che ipotizza il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.
L’ inchiesta, che copre gli anni 2022 e 2023, scaturisce dal sequestro, a casa di uno storico affiliato al clan, di una serie di manoscritti sui quali erano annotate tutte le attività criminali della nota famiglia malavitosa dell’ Alleanza di Secondigliano, tra cui il traffico di stupefacenti.
I carabinieri hanno così ricostruito “la piramide dello spaccio” in particolare di marijuana e cocaina, con base nella zona est di Napoli.
Individuati i promotori, i procacciatori e i corrieri, mentre alle donne era stato delegato invece il ruolo di nascondere la droga.
I carabinieri di Poggiorerale hanno individuato due piazze di spaccio autonome, ma riconducibili allo stesso gruppo criminale, dedite l’una al traffico di cocaina e l’altra di marijuana nei quartieri di Napoli San Carlo all’Arena, Vasto, Arenaccia, Poggioreale, Mercato e Rione Amicizia che utilizzavano la consegna porta a porta della sostanza stupefacente scelta dall’acquirente, il quale ordinava le dosi avvalendosi di utenze dedicate.
Al lavoro, per il servizio delivery, diversi pusher che consegnavano rapidamente in scooter durante tutto l’arco della giornata, alternandosi in veri e propri turni di lavoro e percependo uno stipendio giornaliero.
 
L’operazione di oggi è un segnale fondamentale, ma non dobbiamo dimenticare chi abbiamo di fronte. Il clan Contini è una piaga che denunciamo da anni, una forza criminale capace di infiltrare i gangli vitali della città, come dimostrato dalle mie denunce sulle infiltrazioni camorristiche all’Ospedale del Mare. Vedere oggi che hanno trasformato lo spaccio in una sorta di azienda di logistica con turni e stipendi è la conferma di una strategia che punta a copiare i modelli legali per estendere il controllo sul territorio”. Così, in una nota, il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli.
“Tuttavia, per smantellare definitivamente questo sistema, gli arresti da soli non bastano – sottolinea – È necessario intervenire con fermezza su tutte quelle ‘zone grigie’: categorie e soggetti che, pur non essendo formalmente affiliati, collaborano con i clan, forniscono supporto logistico, coperture e servizi, garantendo la sopravvivenza economica della Camorra. Senza questa rete di complicità esterna, il clan crollerebbe”. Infine, per Borrelli, “la vera sfida si gioca sul piano sociale”. “Dobbiamo sottrarre la manovalanza ai boss offrendo ai giovani opportunità reali, cultura e un radicato senso di legalità. Finché lo Stato non arriverà prima del clan nel proporre un futuro dignitoso, la camorra userà sempre lo ‘stipendio’ dello spaccio come esca per i nostri ragazzi – conclude – Bisogna rompere il sistema in modo completo: repressione per i criminali, bonifica della zona grigia e un’alternativa di vita per le nuove generazioni”.