Tra i padiglioni del Vinitaly, uno dei più osservati è stato quello della Campania, dove a fare tappa è stato anche Alfonso Pecoraro Scanio, già Ministro all’agricoltura e ambiente, oggi presidente della Fondazione UniVerde e presidente del comitato scientifico di Campagna Amica. La visita al padiglione regionale e alla Cantina del Taburno è stata l’occasione per una riflessione più ampia sul futuro del comparto vitivinicolo italiano, stretto tra tensioni internazionali, dazi e polemiche interne.
Il contesto globale, segnato da nuove barriere commerciali e da un mercato sempre più competitivo, impone – secondo Pecoraro – una strategia chiara per difendere uno dei simboli del Made in Italy. Non solo vino, ma un intero sistema enogastronomico che rischia di essere penalizzato se non sostenuto con politiche adeguate.
“Dobbiamo difendere la qualità e il lavoro dei nostri produttori: dietro una bottiglia c’è una filiera che crea valore, occupazione e identità. Non possiamo ridurre tutto al prezzo finale”, ha dichiarato, sottolineando come il tema non sia il costo del vino, ma il riconoscimento del suo reale valore.
Un passaggio inevitabile riguarda anche le recenti dichiarazioni dello chef Carlo Cracco, che ha acceso il dibattito accusando i viticoltori di mantenere prezzi troppo alti. Una polemica che ha diviso il settore e che Pecoraro affronta con cautela, invitando a non banalizzare: dietro ogni bottiglia, ricorda, ci sono costi di produzione, qualità, territorio e una filiera complessa che va sostenuta.




















