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Circa 300 persone si sono riunite a Caserta, in Piazza della Prefettura, davanti alla Questura, per il presidio contro lo sfruttamento lavorativo e la guerra, dal messaggio chiaro: “Siamo figli della stessa terra”. La mobilitazione, promossa dal Centro Sociale Ex Canapificio, dal Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta e dal Comitato Città Viva, è stata anche un momento di denuncia per quanto accaduto a Salerno, dove un lavoratore indiano è stato lasciato gravemente ferito davanti a un ospedale. Tra i presenti tanti lavoratori, “che hanno scioperato – ha sottolineato Mimma D’Amico, tra i responsabili del Centro ex Canapificio – rischiando il proprio posto di lavoro pur di esserci. E mentre a Milano si svolge il ‘Remigration Summit’, Caserta propone una visione opposta: a fronte del bisogno strutturale di manodopera immigrata, le politiche di espulsione appaiono irrealistiche e disumane”. C’erano molti lavoratori arrivati anche due anni fa sulla base del decreto flussi pensando di avere un lavoro, e che invece si sono ritrovati truffati e senza alcuna occupazione, finendo nel circuito del lavoro nero.
Alla manifestazione hanno partecipato, tra gli altri, l’europarlamentare Sandro Ruotolo, la senatrice Susanna Camusso, il deputato Stefano Graziano, Don Antimo Vigliotti della Caritas, insieme alla Flai e alla Cgil di Caserta, diverse realtà associative e politiche del territorio e Don Nicola Lombardi, che ha ricordato Padre Raffaele Nogaro, in passato Vescovo di Caserta protagonista di tante battaglie per gli immigrati.
Tra le richieste avanzate dagli organizzatori durante l’incontro avuto con i rappresentanti di Prefettura e Questura, ci sono “il superamento del Decreto Flussi e l’apertura di canali regolari di ingresso, il permesso di soggiorno per attesa occupazione per i lavoratori truffati, la tutela dei lavoratori sfruttati, procedure più rapide per le domande di protezione internazionale e per il rilascio del permesso di soggiorno per casi speciali, e lo stop alla definizione di “Paesi sicuri” e ai ritardi burocratici”.