Mentre si indaga sulla rapina in banca di piazza Medaglie d’oro, un punto va chiarito. “Il sistema fognario napoletano è ben mappato” assicura il geologo e speleologo Gianluca Minin, professionista di supporto alle indagini. Lo specialista ha appena realizzato un video in 3d, per ricostruire il percorso nei sotterranei. Ma di fronte a frequenti incursioni della “Banda del buco“, in molti si interrogano sul livello di screening del sottosuolo. Minin però chiarisce come, tempo addietro, l’Abc Napoli abbia “fatto un miglioramento di questa conoscenza attraverso la mappatura, che peraltro sto facendo io, dei collettori antichi, quelli ottocenteschi, e altri vengono monitorati con una certa frequenza ma sono migliaia di chilometri”. Insomma, va ricordato che “una città come Napoli, da un milione di abitanti, ha un sistema fognario su più livelli e quindi tra l’altro anche il monitoraggio non servirebbe a nulla”. Come mai? C’è un dettaglio legato alle fasi preparative di ogni colpo dei banditi. E cioè, quando smettono di scavare “ogni giorno mascherano questi fori che fanno – spiega il geologo – in maniera estremamente abile, per cui non ci si rende neanche conto di passare di fronte a un buco, quindi è impossibile, non c’è via“.
La risposta svela la complessità di un’eventuale attività preventiva delle forze dell’ordine. Difficile anche individuare zone più vulnerabili della città. Minin sgombera il campo da un’ipotesi: l’area collinare, pur bersagliata varie volte, non è la meta più gettonata da questi criminali. “La maggioranza dei colpi – dichiara – in realtà non sono in quella zona lì, ma sono al centro. Tipo via Toledo, Piazza dei Martiri, via De Mille, via Filangeri“. Nel mirino sembra esserci, dunque, il cosiddetto ‘salotto buono’. “Diciamo che – chiarisce il geologo – loro partono dall’obiettivo e poi vedono se ci possono arrivare”. Ma c’è una lunga storia, intrecciata ai raid della “Banda del buco”. Ormai esiste una ‘letteratura’ quasi scientifica sul loro modus operandi. E negli anni, c’è chi ha preso contromisure, nell’eterna partita a scacchi tra vittime e aguzzini. “Alcune gioiellerie – racconta Minin – adesso hanno dei sofisticati sistemi di allarme, hanno messo sensori per le vibrazioni di rumore ai pavimenti, hanno blindato tutto e quindi rendono una cosa più difficile”. Ma se i bersagli si attrezzano alla difesa, gli eversori non stanno certo a guardare. Purtroppo. “Questo – chiosa Minin – è un dato che magari viene ben conosciuto e quindi man mano che le persone si adeguano loro cambiano area, fondamentalmente”.
Ecco perché non esiste un territorio più a rischio di altri. Città o provincia, tutti sono potenziali obiettivi. Anche perché i cunicoli delle fogne non presentano grandi differenze. “Sono tutti a pari livello – conferma l’esperto -. Stiamo parlando del sistema fognario, quindi dei primi 5 metri di profondità, non parliamo del sistema caveale che è sotto alla città di Napoli, che è un altro mondo ed è a oltre 20 metri di profondità”. In pratica, “le fogne sono più o meno alla stessa profondità in tutta la città – specifica Minin – sono fatte da una serie di collettori principali nei quali si mettono collettori secondari di tipo fecale o pluviale e quindi si deve immaginare un reticolo di cunicoli che è incredibilmente vasto“. Tanto per esemplificare, “nei due sopralluoghi che ho fatto ieri e oggi abbiamo trovato decine di deviazioni laterali, alcune più grandi, alcune più piccole, veramente è un labirinto ed è così per tutta la città”. Un mondo sommerso, di cui ci ricordiamo solo in momenti eclatanti.




















