C’è un sole pieno su Atripalda in occasione della Domenica Sportiva, ma soprattutto c’è un’aria diversa attorno all’US Avellino 1912. Un’aria che sa di ambizione, di consapevolezza, di crescita. Il presidente Angelo Antonio D’Agostino osserva, parla, ma soprattutto rilancia. Perché questo non è più il tempo dei bilanci: è il tempo delle prospettive. L’Avellino è dentro i playoff, ma il numero uno biancoverde sposta subito l’asticella. Nessuna celebrazione anticipata, nessuna autocompiacenza: “Arrivare ai playoff è il minimo. Adesso dobbiamo giocarceli e andare avanti, senza porci limiti“.
Una frase che pesa, che racconta perfettamente il cambio di mentalità. La stagione era partita con l’obiettivo di una salvezza tranquilla, ma strada facendo qualcosa è cambiato. La squadra è cresciuta, si è compattata, ha trovato identità e coraggio. E oggi, per D’Agostino, non ci sono più alibi: “Siamo abituati a volere sempre qualcosa in più. Questa squadra poteva darlo e lo sta dimostrando”. Il punto di svolta, anche emotivo, resta la vittoria contro il Bari. Non solo per il risultato, ma per ciò che ha generato: entusiasmo, appartenenza, orgoglio: “È stata una soddisfazione enorme, la squadra ha dimostrato di avere gli attributi“. “Sui premi abbiamo già parlato: li abbiamo anche incrementati perché voglio tenere i ragazzi sempre motivati. Ma arrivare ai playoff non basta, dobbiamo giocarceli. Non abbiamo ancora fatto nulla”.
Merito anche del lavoro di Davide Ballardini, figura centrale nel percorso di crescita. D’Agostino lo descrive senza giri di parole: un allenatore concreto, allineato, capace di trasmettere equilibrio e mentalità vincente. Un profilo che rispecchia perfettamente l’idea di calcio del club. Ma se il campo oggi sorride, fuori restano nodi importanti. Su tutti, quello dello stadio. Il presidente non usa mezzi termini e chiama in causa la necessità di decisioni rapide: “Serve chiarezza. Non possiamo aspettare anni, bisogna trovare una soluzione subito“. Il progetto c’è, è pronto, ma bloccato da ostacoli burocratici. Una situazione che D’Agostino fatica ad accettare, soprattutto in un momento in cui la crescita sportiva richiede strutture adeguate. L’apertura è totale, anche verso soluzioni radicali: “Se c’è la possibilità, siamo pronti anche a comprarlo e a realizzarlo noi. Abbiamo già un progetto pronto, ma è fermo per un problema di recapito in fogna. Serve capire chi deve intervenire, perché senza questo non possiamo andare avanti”.
È il segnale di una proprietà che non vuole più rimandare, che sente l’urgenza di costruire qualcosa di stabile e duraturo. Intanto, però, c’è un finale di stagione da vivere tutto d’un fiato. Il presidente ha già parlato alla squadra, ha chiesto concentrazione, continuità, fame. Perché il traguardo non è stato ancora raggiunto: “Non abbiamo fatto niente. Arrivare ai playoff non basta, dobbiamo andare avanti fino a dove possiamo arrivare”.
E poi c’è un aspetto che va oltre il campo, forse il più significativo. Il ritorno dell’orgoglio biancoverde tra i più giovani, tra chi oggi sceglie di tifare Avellino e non più le grandi del calcio italiano. Un dettaglio che per D’Agostino vale quanto una vittoria: “Vedo tanti giovani che oggi tifano Avellino, ed è una cosa bellissima. Stiamo creando una nuova generazione di tifosi, ed è un segnale importante per il futuro del club”.

















