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Ad Avellino si consuma una svolta politica radicale che ridisegna completamente gli equilibri del capoluogo irpino. La vittoria di Nello Pizza, eletto sindaco alla guida della coalizione del Campo Largo (Pd, Movimento 5 Stelle e liste civiche dell’area progressista), non è solo il coronamento di una lunga rincorsa politica per l’avvocato avellinese. È, soprattutto, il fragoroso crollo di un’era dominata dai suoi due predecessori: Gianluca Festa e
LauraNargi.

Per Nello Pizza si tratta di una clamorosa rivincita storica. Già candidato nel 2018, quando venne sconfitto al ballottaggio per una manciata di voti proprio dal fronte che poi avrebbe fatto capo a Festa, Pizza ha poi ricoperto il delicato ruolo di Segretario del Pd negli anni più turbolenti per il partito. Sino alla vittoria di oggi. Al primo turno, 

Il successo del Campo Largo ad Avellino dimostra che l’alleanza tra democratici e pentastellati, se supportata da civiche radicate sul territorio, può diventare un modello vincente. Pizza ha impostato la campagna elettorale sui temi della trasparenza amministrativa, del rilancio culturale e della pacificazione sociale di una città logorata da anni di tensioni politiche e vicende giudiziarie.

Il dato politico più macroscopico di queste elezioni è però la sconfitta degli ultimi due sindaci, prima alleati, poi divisi in questa campagna elettorale. Una divisione che, a conti fatti, è costata cara ad entrambi.

Ciò che colpisce di più in questa notte elettorale non è solo il dato numerico, ma l’aspetto plastico del potere che passa di mano. Avellino era abituata ai toni accesi, alle dirette social a reti unificate, alle polemiche urlate. Il fatto che sia Festa sia Nargi abbiano scelto la via del silenzio stampa è il segno tangibile di uno shock politico.

Festa parlerà domani in conferenza stampa, lo stesso probabilmente farà Nargi.

Intanto oer  per Nello Pizza inizia la fase più difficile. Ereditata una città con i conti da verificare, una macchina comunale da ricostruire e una fiducia nelle istituzioni ai minimi storici, il neo sindaco dovrà dimostrare che il Campo Largo non è stata solo una macchina elettorale per vincere contro “il nemico”, ma una coalizione capace di governare.