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Per la Corte dei Conti della Campania avrebbe attestato falsamente per anni la propria presenza in servizio, percependo stipendi, straordinari e indennità non dovuti. Per questo un carabiniere di 60 anni, nato a Matera ma residente in un comune della provincia di Benevento, in servizio all’epoca dei fatti presso la Compagnia dei Carabinieri di Benevento, è stato condannato al risarcimento di 94.229,73 euro in favore del Ministero della Difesa. Il militare è stato assistito dall’avvocato Carmine Lombardi.

La sentenza della Sezione giurisdizionale regionale della Campania, depositata oggi, 3 giugno 2026, ricostruisce una vicenda che si intreccia con il procedimento penale avviato dalla Procura di Benevento e culminato nel luglio 2025 con una condanna in primo grado per danneggiamento, falsa attestazione della presenza in servizio e truffa aggravata. Secondo quanto riportato nella decisione, le indagini sarebbero partite il 5 maggio 2021 dopo la denuncia di un automobilista per il danneggiamento della propria Alfa Romeo Giulietta nel parcheggio del centro commerciale IperUniverso di San Giorgio del Sannio. Le immagini della videosorveglianza avrebbero consentito agli investigatori di identificare il carabiniere mentre si trovava nel parcheggio in un orario in cui risultava invece impegnato nel servizio di tutela del Procuratore della Repubblica di Benevento. Da lì sarebbero scattati ulteriori approfondimenti investigativi, tra acquisizioni di immagini, verbali, tabulati autostradali, fogli di marcia e ordini di servizio relativi alla tutela del procuratore.

Secondo la ricostruzione della Procura contabile, condivisa dalla Corte dei Conti, il militare avrebbe dichiarato in numerose giornate, tra il 2017 e il 2021, di aver svolto il servizio di tutela del Procuratore anche quando quest’ultimo non si recava in ufficio. La sentenza evidenzia come l’assenza della personalità da tutelare venisse comunicata preventivamente e come, in quei casi, il carabiniere avrebbe dovuto essere impiegato in altri servizi presso il comando di appartenenza. Invece, secondo quanto emerso dalle indagini, il militare si sarebbe limitato a trattenersi per qualche ora negli uffici della Procura oppure ad allontanarsi, attestando comunque l’intera prestazione lavorativa e, in diversi casi, anche ore di straordinario ritenute fittizie. Determinanti, secondo i giudici, sarebbero state anche le dichiarazioni rese dal Procuratore della Repubblica di Benevento e dagli altri addetti alla tutela, che avrebbero escluso l’esistenza di disposizioni che imponessero la presenza del carabiniere negli uffici giudiziari nei giorni di assenza del magistrato. La Corte richiama inoltre gli accertamenti effettuati sui transiti autostradali dell’auto di servizio utilizzata per accompagnare il Procuratore. In diverse giornate contestate non sarebbe risultato alcun passaggio ai caselli, circostanza che avrebbe confermato l’assenza del magistrato dagli uffici. Nel caso del 5 maggio 2021, il militare avrebbe dichiarato di aver prestato servizio fino alle 19.30, ma le telecamere lo avrebbero immortalato nel parcheggio del centro commerciale poco dopo le 18. Anche per il 19 maggio 2021, secondo gli accertamenti richiamati in sentenza, il carabiniere avrebbe attestato un servizio protratto fino alla sera nonostante la sua auto fosse stata ripresa in diversi punti della città già dalla tarda mattinata.

La Corte dei Conti ha riconosciuto un danno patrimoniale diretto di 31.409,91 euro, legato a stipendi, straordinari, indennità per servizi esterni, buoni pasto e competenze extra cedolino ritenuti non dovuti. A questa cifra si aggiunge il danno all’immagine quantificato in 62.819,82 euro. I giudici parlano di una vicenda che avrebbe arrecato “discredito” all’Arma dei Carabinieri, sia all’interno dell’amministrazione sia all’esterno, anche per la risonanza mediatica avuta dal caso. La difesa del carabiniere aveva chiesto la sospensione del giudizio contabile in attesa dell’esito definitivo del processo penale d’appello e aveva inoltre eccepito la prescrizione di parte delle contestazioni. Richieste entrambe respinte dalla Corte dei Conti, che ha ribadito l’autonomia del giudizio contabile rispetto a quello penale e ha ritenuto che il danno fosse stato occultato con modalità fraudolente, facendo decorrere i termini dalla scoperta dell’illecito. Il Collegio ha quindi condannato il militare al pagamento dell’intera somma, oltre rivalutazione monetaria e interessi legali.