Nemmeno i primi cittadini sono immuni dai tentativi di truffa, ma questa volta il malvivente ha trovato pane per i suoi denti. Protagonista della vicenda è Nunziante Picariello, sindaco di Capriglia Irpinia, che ha deciso di affidare ai social lo sfogo – e l’avvertimento – dopo aver ricevuto una telefonata decisamente sospetta.
Il copione è quello, purtroppo noto, del “finto Carabiniere”, una tecnica utilizzata dai truffatori per mettere pressione alle vittime, spesso anziane, e spingerle a consegnare denaro o gioielli. Nel caso di Picariello, però, qualcosa è andato storto per il malfattore.
Il truffatore si è presentato al telefono con un nome preciso, spacciandosi per un militare dell’Arma: “Qualche minuto fa il fantomatico m.llo. Primo dei carabinieri ha chiamato a casa mia per farmi andare alla caserma dei Carabinieri di Avellino a ritirare dei documenti compromettenti.”
Inizialmente il sindaco aveva pensato di assecondare la richiesta per capire dove il finto maresciallo volesse andare a parare. Poi, però, un mix di sdegno e un ricordo personale molto forte hanno preso il sopravvento.
A far saltare il piano del truffatore è stata anche la scelta del cognome d’arte (“Primo”), che ha toccato una corda scoperta e dolorosa per il sindaco. Picariello era infatti legato da una sincera amicizia a un vero servitore dello Stato: il Luogotenente c.s. Ernesto Primo, stimato carabiniere irpino scomparso qualche anno fa.
Sentire quel cognome usato per scopi criminali ha spinto il sindaco a rompere gli indugi: “Avevo inizialmente deciso di assecondarlo ma il mio brutto carattere (anche per la sincera amicizia che mi legava ad Ernesto Primo […]) ha prevalso e gliene ho dette di tutti i colori”.
Il post del sindaco si chiude con un secco e perentorio “Fate attenzione”. Non si tratta infatti di un caso isolato: la truffa del finto carabiniere o del finto avvocato (che solitamente chiedono soldi per liberare un parente inesistente in stato di fermo) è purtroppo frequente in tutta l’Irpinia.
L’arma migliore contro questi sciacalli resta la diffidenza: i Carabinieri non telefonano mai per chiedere denaro, né tantomeno preannunciano il ritiro di “documenti compromettenti” in questo modo. In caso di chiamate sospette, il consiglio delle forze dell’ordine è sempre lo stesso: riagganciare e chiamare immediatamente il 112.




















