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Rischio di stangata per gli inquilini degli alloggi popolari del Comune di Napoli. Nei giorni scorsi, una comunicazione li ha preavvisati del ricalcolo dei canoni di locazione. Una conseguenza del nuovo Regolamento della Regione, entrato in vigore il primo gennaio 2025. Al Comune di Napoli l’adeguamento è avvenuto però con lentezza. E solo adesso sono divenute operative le operazioni di aggiornamento. A partire dal primo giugno, sono dunque realtà i conguagli a debito o a credito per l’utenza. Nei fatti, in diversi casi comporteranno pesanti rincari, dovendosi calcolare anche gli arretrati.

La notizia sta generando molta preoccupazione tra gli inquilini. Anche perché, secondo i sindacati di categoria, la riforma assegnerebbe maggior peso all’Isee. Vale a dire, nella determinazione degli importi il reddito conterebbe più del valore catastale degli immobili, e dello stato dei luoghi. L’avviso del Comune anticipa la possibilità di rateizzare eventuali conguagli a debito. Contattato da Anteprima24, l’assessore al Patrimonio, Pier Paolo Baretta, precisa che dal 1 giugno i riconteggi valgono “per coloro – circa 18 mila – che hanno presentato Isee”. Mentre invece “per gli altri,circa 3 mila, abbiamo concesso altri due mesi per verificare la loro posizione”. Quanto al “ritardo nell’avvio dei nuovi canoni”, esso “è dovuto alla discussione regionale e alla verifica di avere più Isee possibili”. Baretta conferma che “per quanto riguarda gli arretrati stiamo pensando a rateizzarli”.

A dare voce ad ansie e malumori degli inquilini è Giovanna Lo Giudice, consigliera della Municipalità 9, da sempre vicina alle loro lotte. “Fino all’anno scorso – afferma – il canone delle case popolari si calcolava in due modi. Una parte era oggettiva: la zona, la vetustà, lo stato dell’edificio. Una parte era soggettiva: il reddito della famiglia. Da quest’anno invece no, conta solo una cosa: l’indicatore sociale, l’Isee E l’Isee non guarda quanto guadagni ogni mese, ma tutto quello che hai messo insieme in una vita: piccoli risparmi, un conto cointestato, un libretto postale, un’assicurazione, perfino i risparmi di un familiare. E allora succede questo: se una persona ha lavorato onestamente per trent’anni, ha messo da parte due soldi per non pesare sui figli, oggi si ritrova che il Comune glieli “prende” in bolletta. Non perché guadagna tanto, ma perché ha risparmiato. È un paradosso. È un messaggio sbagliato: più sei stato prudente, più paghi”. Allo stesso tempo, “i residenti Erp vivono da anni una realtà che nessuno può negare: case che cadono a pezzi, infiltrazioni, impianti vecchi, ascensori rotti, facciate pericolanti. E il verde pubblico? È stato lasciato andare. Erba alta, insetti, degrado. E con il caldo che arriva, torneranno le stesse emergenze di sempre, quelle che ogni anno segnaliamo e che ogni anno restano lì”. Per Lo Giudice, “la domanda è semplice: com’è possibile che si chiedano aumenti e arretrati a persone che vivono in condizioni che non sarebbero accettate in nessun altro quartiere della città?”. La consigliera municipale si chiede “cosa vogliamo fare: continuare a spingere le persone verso il sommerso, verso l’irregolare, verso la sfiducia totale? O vogliamo finalmente dire che chi vive nelle case popolari non è un cittadino di serie B?“. L’auspicio è “che questa amministrazione trovi presto una strada diversa, che riscuote quello che è dovuto, ma che non schiaccia chi già vive in difficoltà”. A questo punto, Lo Giudice ritiene “che le persone debbano unirsi e manifestare civilmente come credo che andava istituito su tutte le municipalità un ufficio di competenza”. Infatti, “arrivare a Ponticelli per la platea di anziani e disabili che ci ritroviamo” a Soccavo e Pianura, “sta diventando davvero un problema sociale”. E non è l’unico