Ed alla fine eccola qui: la notte prima degli esami, quella cantata da Antonello Venditti che con il suo vero e proprio inno ha accompagnato milioni di studenti alla vigilia della maturità. Domani saranno in oltre 527mila a sostenere la prima prova scritta in un tripudio di emozioni, ansie e paure di non aver “azzeccato” la traccia. Diciamolo, ora è tutto più facile e sicuramente meno romantico tra smartphone e intelligenza artificiale, quest’ultima bersagliata da settimane dalla fatidica domanda: quali saranno le tracce della maturità? Impossibile a dirlo anche con i potenzi mezzi dell’Ai mentre una volta lo chiedevi a quei “quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla”. Chissà per quanti questa sarà “una notte di lacrime e preghiere” o di “nonne alla finestra” e chissà quanti beneventani ricorderanno come l’hanno trascorsa quando è toccato a loro.
Nell’era degli smartphone basta un gesto per ascoltare tutti insieme “Notte degli Esami” o semplicemente inviando il link su una chat comune: ma una volta non era così. “Ci vediamo a Piazza” e lì partiva una sorta di rito collettivo: stereo a palla nella macchina dei pochi patentati, accendini accesi e “quanti amici ho intorno che viene voglia di cantare”. Ognuno con la propria storia, come quella di chi aveva tutti 10 ma “non so nulla, ve lo giuro”, a chi davvero non aveva mai aperto un libro ma sosteneva di avere avuto “la soffiata sulle tracce dall’amico di un cugino che sta al Ministero”. Poesia allo stato puro in una serata dove capivi che qualcosa nella tua vita stava definitivamente cambiando. E stasera Benevento sarà così: con “tuo padre che sembra Dante e tuo fratello Ariosto” e si ripeterà il rito di ascoltare in qualche modo tutti insieme “Notte prima degli Esami”. Cambiano i tempi, cambiano i ragazzi ma le emozioni quelle no anche se con l’Italia fuori dai Mondiali non sarà certo una “notte di sogni, di Coppe e di Campioni”. Nelle ore che precedono lo scritto di italiano, l’ansia si mescolerà all’entusiasmo sospeso tra paura e speranza con la canzone di Antonello Venditti a fare, dal 1984, da ponte tra generazioni.




















