Cinquant’anni fa la prima elezione alla Camera dei Deputati. Oggi, mezzo secolo dopo quella notte che cambiò per sempre la loro vita, Sandra Lonardo ha scelto di celebrare il traguardo politico e umano del marito, Clemente Mastella, con una lunga e intensa lettera pubblicata sui social.
Un racconto carico di emozioni, ricordi e dettagli inediti che riporta indietro al 20 giugno 1976, la notte dello spoglio elettorale che sancì l’elezione del giovane Mastella alla Camera. Sandra ripercorre quelle ore vissute tra speranze, tensione, telefonate attese e la gioia esplosa all’alba quando arrivò la conferma ufficiale dell’elezione.
Nella lettera emerge il lato più personale della lunga carriera politica del leader sannita: il sostegno costante della moglie, le rinunce familiari, i sacrifici condivisi e quel patto stretto cinquant’anni fa che, come racconta la stessa Lonardo, è rimasto intatto nonostante le difficoltà e le tempeste attraversate insieme.
Di seguito il testo integrale pubblicato da Sandra Lonardo.
“Oggi 50 anni dalla prima elezione alla Camera dei Deputati di Clemente. L’emozione è tanta e tanti sono i ricordi che affollano la mia mente. 50 anni, sono proprio tanti, ma, debbo essere sincera, sono volati. Sarà che li ho vissuti accanto ad un uomo intelligente, colto, vivace, eclettico. È stata un’avventura tutti i giorni. Non è stato semplice, ma ce l’ho fatta a stargli accanto ed essergli sempre stata di supporto.
Qualcuno mi chiede quale sia il ricordo che più mi è rimasto impresso. Parliamo di ricordi della vita politica, ovviamente. Ebbene il ricordo più coinvolgente, quello che mi ha dato le emozioni più forti, è stata proprio la notte del 20 giugno del 1976.
Che notte quella notte. Pellegrino aveva tre mesi, eravamo a San Giovanni da mio zio Carlo, che aveva costruito una bellissima villa in paese. Gli amici del collegio elettorale portavano i risultati dei loro paesi e li consegnavano come trofei al cugino di Clemente, Franco Imbriani, che era addetto alla conta.
Per tutta la notte continuavano a crescere i voti e, man mano che questo succedeva, aumentava in noi la speranza di potercela fare. Clemente era agitatissimo, chiedeva costantemente se fossero arrivate telefonate provenienti da Roma, ma tutto taceva.
Verso le quattro del mattino arriva la notizia che Giovanni Zarro era stato eletto. Calò il silenzio. La delusione non era per la sua elezione, ma per la paura che noi non ce l’avremmo fatta.
A quel punto la mai dimenticata dottoressa Mele, farmacista di Moiano, si impossessò del telefono e chiamò gli uffici della Coldiretti di Benevento. Chiese conferma dell’elezione di Zarro e poi domandò: “Il giovane Mastella di San Giovanni di Ceppaloni, secondo voi ha qualche possibilità?”. Dall’altro capo risposero che era stato eletto anche lui.
Lei abbassò la cornetta e iniziò a gridare: “Abbiamo pure noi l’onorevole”. Clemente era andato a stendersi sul letto perché era sconvolto. Fu chiamato immediatamente. Io ero attonita e confusa, non sapevo se credere a quella telefonata.
Clemente si precipitò nel salone e pregò tutti di non festeggiare fino all’arrivo di una conferma ufficiale. Intanto erano le cinque del mattino e i voti conteggiati erano 64mila. Franco Imbriani prese la calcolatrice e la scaraventò a terra dicendo che con 64mila preferenze si doveva essere eletti per forza.
Proprio in quel momento squillò il telefono. Arrivò la comunicazione dell’avvenuta elezione e poco dopo anche la telefonata di Ciriaco De Mita: “Onorevole, auguri, ci sentiamo più tardi e ci incontriamo presto”.
A quel punto baci, abbracci e grida di gioia. Clemente era frastornato. Mi abbracciò e mi disse: “Da questo momento la nostra vita matrimoniale subirà dei cambiamenti. Ti prego Sandra, aiutami sempre. Avrò bisogno del tuo sostegno e della tua comprensione”.
Io gli risposi che gli sarei stata accanto sempre, ma gli chiesi una cosa: di non trasferirsi mai definitivamente a Roma e di mantenere sempre un filo diretto con la sua gente e con il territorio.
Commossi ci abbracciammo e andammo insieme a prendere in braccio nostro figlio, che nel frattempo si era svegliato. Che emozioni. Ancora oggi mi scendono le lacrime mentre racconto quel momento.
Caro Clemente, tu hai da subito spiccato il volo. Io sono rimasta sempre a Benevento. La nostra casa ha accolto tutti. Abbiamo asciugato lacrime, risolto problemi, preparato caffè. Anche quando abbiamo vissuto momenti bui siamo rimasti insieme, granitici. Nulla ha scalfito il nostro affetto e il nostro patto di quella notte di 50 anni fa.
Ringrazio la gente, la nostra gente, che ti è rimasta sempre accanto. Senza di loro oggi non saresti qui a festeggiare questo grande traguardo. Ti voglio bene, sei un leone. Abbiamo attraversato mari tempestosi e credo che tu abbia ancora tante cose da fare e da raccontare.
Auguri amore di una vita.”




















