È diventata definitiva la condanna a 4 anni di reclusione nei confronti di un 32enne di Arpaia, ritenuto responsabile di lesioni gravi e porto illegale di arma impropria per l’aggressione avvenuta nel 2018 ai danni di un 38enne di Airola.
La decisione è arrivata dalla Suprema Corte di Cassazione, che ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Mario Cecere, accogliendo di fatto le richieste della Procura Generale e dell’avvocato Vittorio Fucci, legale della parte civile.
Con la pronuncia della Cassazione, la sentenza passa in giudicato e diventa quindi definitiva, aprendo nelle prossime ore la fase esecutiva della pena.
La vicenda giudiziaria riguarda i fatti del 13 maggio 2018, quando, secondo quanto ricostruito nel processo, il 32enne aggredì il 38enne nella piazza centrale di Airola, colpendolo al volto con un bastone e provocandogli una grave lesione all’occhio destro. Un episodio che all’epoca suscitò forte allarme nella comunità locale, tanto da spingere l’amministrazione comunale a convocare un consiglio comunale straordinario aperto, dedicato sia al grave fatto di cronaca sia al tema della sicurezza cittadina.
Il primo grado si era concluso con una condanna a 4 anni di reclusione emessa dal giudice monocratico del Tribunale di Benevento, la dottoressa Maria Rotili. Una pena persino superiore a quella richiesta dal pubblico ministero, che aveva sollecitato 3 anni e 8 mesi.
La sentenza era stata successivamente confermata dalla Corte d’Appello di Napoli, che aveva respinto le richieste difensive, ribadendo integralmente l’impianto accusatorio.
Oltre alla pena detentiva, l’imputato è stato condannato anche al risarcimento dei danni in favore della vittima. Il giudice aveva disposto una provvisionale immediatamente esecutiva di 30 mila euro, cui si aggiungerà un ulteriore risarcimento che sarà quantificato in separata sede civile.
Pesante anche il capitolo relativo alle spese processuali: il 32enne dovrà versare 2 mila euro per il giudizio di Cassazione, oltre a 3 mila euro alla Cassa delle Ammende. A questi importi si sommano le spese dei precedenti gradi di giudizio, comprese quelle sostenute in appello.
Con la pronuncia della Suprema Corte si chiude dunque definitivamente una vicenda giudiziaria che, per anni, ha tenuto alta l’attenzione nel centro caudino.




















