L’Irpinia possiede tutto ciò che il turista moderno cerca: borghi medievali immersi nel verde, tradizioni secolari, un patrimonio enogastronomico d’eccellenza mondiale e una natura incontaminata. Eppure, per troppi anni, questa straordinaria ricchezza è rimasta intrappolata all’interno di confini strettamente comunali, vittima di una frammentazione che ne ha limitato il reale potenziale di sviluppo. Oggi, la necessità di invertire la rotta è diventata un imperativo non più rimandabile: l’Irpinia deve proporsi al mondo come un unico, forte brand turistico.
A tracciare il solco del nuovo corso è l’assessore regionale al Turismo, Enzo Maraio, ospite in Provincia di Avellino del Presidente Fauso Picone.
Il nodo centrale della svolta risiede nella nascita delle DMO (Destination Management Organization), i sistemi territoriali omogenei chiamati a costruire un’offerta turistica riconoscibile: «Trovare cinque DMO sulla carta in una provincia come l’Irpinia, contro le due del Sannio che ha un’estensione comparabile, è la plastica rappresentazione di ciò che dobbiamo combattere.È la prova di operazioni che hanno una ricaduta di natura politica, partitica, una vocazione alla gestione per la gestione e alla frammentazione.Probabilmente una sola corrisponde ai criteri della Regione».
Per l’assessore si tratta innanzitutto di un problema culturale. I piccoli interventi localizzati e le logiche di micro-campanile vengono rigettati senza mezzi termini: «I piccoli interventi portano voti nell’immediato, questa è la vera ragione per la quale nessuno ci è mai riuscito. Ma io che sono testardo proverò a non perdere di vista l’obiettivo principale: fare programmazioni unitarie con brand unici. Irpinia è un brand unico».
L’orizzonte strategico delineato da Maraio guarda a casi di successo nazionale ben precisi, capaci di imporsi nell’immaginario collettivo globale: «Con il brand Irpinia dobbiamo provare a ripetere quello che hanno fatto nel Salento, dove su quel nome si è costruita una grande destinazione turistica.Se chiedo quali sono i comuni che insistono nel Salento, nessuno riesce a dirne più di un paio, perché lì vale il brand della destinazione completa.L’obiettivo è fare dell’Irpinia, tra qualche decennio, il grande esempio riuscito — come il Salento o la Romagna — perché si è fatta sinergia con programmazione e strategia».





















