Si chiama Casa Betania, un centro a servizio della Caritas Diocesiana nel cuore di Rione Ferrovia, nato esattamente un anno fa per offrire ascolto, supporto e accompagnamento a quanti vivono situazioni di disagio sociale, economico o relazionale, in un’area della città che da tempo manifesta bisogni profondi e spesso sommersi.
Negli ultimi mesi la mission della struttura è tornata al centro dell’agenda politica, anche in luogo dei 60 posti letto di cui dispone e che potrebbe affinacarsi a pieno titolo alla Cittadella della carità per dare rifugio ai senzatetto.
Ed è su questo punto che si è acceso un forte scontro tra i residenti del Borgo, amministrazione comunale e Caritas nel corso dell’Assemblea pubblica promossa dal’Associazione “Nui ra’ Ferrovia” rappresentata, tra gli altri, da Giuseppe Aurigemma, primo dei non eletti della lista “Avellino Città Pubblica”.
“Quella struttura è del borgo e per anni ha ospitato numerose attività a servizio del quartiere, ora aprirla ai senzatetto rischia anche di allontantare i residenti stessi, a partire dai bambini che frequetano la vicina scuola”.
Non un pregiudizio fine a se stesso, spiegano i residenti nei numerosi interventi che interrompono la tavola rotonda alla quale erano seduti, tra gli altri, il direttore della Caritas Antonio D’Orta, il sindaco Nello Pizza e l’assessore alle politiche sociali Sergio Trezza:
“Siamo noi i primi indigenti perchè abbandonati da anni dalle amministrazioni”, rivendicano i residenti.
Di qui la mano tesa dell’assessore: “Siamo una nuova amministrazione, insediata da poco, da sempre vicino agli ultimi. Fateci capire le vostre perplessità e troveramo un punto di incontro”.
“Se è la parola “dormitorio” che non scende, allora mi dite voi che cosa si può fare. Nemmeno a me piace la dicitura dormitorio. Casa Betania nasce da un progetto Pnrr sotto la gestione della Caritas. Io voglio essere chiaro: per me questo è un buon servizio, un centro di prima accoglienza, quindi le persone non avranno un lungo soggiorno, ma sarà finalizzato a gestire le emergenze. Se diciamo che siamo una società solidale, una società che guarda gli ultimi con interesse, con sensibilità, dobbiamo adottare dei servizi, i servizi del cittadino. L’emergenza riguarda anche chi non può pagare una bolletta della luce, chi viene cacciato di casa e non sa dove andare dopo un matrimonio fallito, chi non ha un pasto. Veniamoci incontro e troveremo un punto di accordo”.




















