La lettera aperta dei lavoratori Menarini Bus Flumeri:
“Siamo i lavoratori di Menarini Bus. Eravamo parte di un’azienda che, pur tra mille difficoltà, produceva, aveva competenze, valore, ordini e un futuro. Oggi, a sette mesi dalla cessione a soggetti privati, assistiamo impotenti al progressivo sgretolamento del nostro stabilimento e della nostra dignità lavorativa.
Da oltre sette mesi siamo a casa, senza certezze. Gli ordini stazionano nel limbo e assistiamo a una fuga continua e inesorabile delle professionalità che rappresentavano l’anima dell’azienda: il direttore dello stabilimento di Flumeri, i responsabili delle risorse umane, il capo della progettazione, il responsabile acquisti, ingegneri, tecnici e addetti all’after sales. Ora lascia anche uno dei vertici del Consiglio di Amministrazione e responsabile del commerciale Italia.
Non è una riorganizzazione: è la distruzione di un patrimonio industriale. Se chi conosce la rotta abbandona la nave, significa che la tempesta sta travolgendo tutto.
LE DOMANDE CHE RIVOLGIAMO AL GOVERNO:
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Competenze gestionali: Perché Menarini Bus è stata affidata a una gestione che sembra del tutto priva delle competenze industriali necessarie?
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Piani e investimenti: Dove sono finiti il piano industriale, gli investimenti annunciati e la copertura degli ordini?
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Futuro dello stabilimento: Quale sarà il destino dello stabilimento di Flumeri e delle nostre famiglie?
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Governance: Chi sta realmente prendendo le decisioni oggi in questa azienda?
L’APPELLO A POLITICA E SINDACATI: NON LASCIATECI SOLI
Chiediamo con forza alla Politica (nazionale e regionale) e alle rappresentanze Sindacali di far sentire la propria voce prima che sia troppo tardi:
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Al Governo: Chiediamo la convocazione immediata di un tavolo di crisi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Servono risposte chiare e azioni concrete per tutelare l’azienda, non promesse a vuoto.
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Ai Sindacati: Chiediamo di sostenere compatti questa battaglia con ogni strumento a disposizione, per fermare l’emorragia di competenze e difendere ogni singolo posto di lavoro.
Come diceva Dante, l’Italia rischia di essere una “nave sanza nocchiere in gran tempesta”. Noi lavoratori non vogliamo affondare nell’indifferenza delle istituzioni. Pretendiamo che si dimostri che esiste ancora una rotta per la nostra azienda”.


















