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«La trasparenza va rafforzata, non ridotta». Da questa affermazione parte l’appello di Ciro Pisano, amministratore delegato delle Fonderie Pisano, che chiede il ripristino immediato del monitoraggio Arpac sulla qualità dell’aria a Fratte, dopo la rimozione della centralina mobile presente da oltre dieci anni in via dei Greci.

La richiesta arriva nel giorno in cui l’azienda ha consegnato alla Regione le integrazioni al progetto di riconversione green, necessarie per ottenere l’Autorizzazione integrata ambientale (AIA) e riavviare almeno una parte della produzione. Le nuove carte recepiscono tutte le prescrizioni tecniche indicate dal Consiglio di Stato e dalla Conferenza dei servizi, comprese quelle sulle BAT, i parametri emissivi più stringenti del settore, che secondo la proprietà sarebbero «i più bassi in Italia» ma comunque rispettati.
Il piano di decarbonizzazione prevede l’uso esclusivo di forni elettrici a induzione, il potenziamento dei sistemi filtranti e la dismissione definitiva dei due cubilotti alimentati a carbone. L’azienda chiede di poter ripartire subito con il forno elettrico già autorizzato, che garantirebbe una capacità produttiva ridotta — circa il 13% di quella precedente — ma sufficiente a far rientrare i lavoratori a rotazione, evitando la mobilità prevista a fine ottobre.
Pisano sollecita una decisione rapida della Regione: «Per chiudere lo stabilimento sono bastati due mesi, per riaprirlo ne sono già trascorsi tre senza risposte. Il mercato non aspetta, i costi maturano, le competenze rischiano di disperdersi. Prolungare l’incertezza significa condannare a morte la fonderia».
Sul fronte ambientale, la proprietà esprime sorpresa per la rimozione della centralina Arpac, ricordando che i dati pubblici degli ultimi mesi mostrano valori di PM10 e PM2.5 superiori rispetto allo stesso periodo del 2025, quando l’impianto era in funzione. Da qui l’appello: garantire ai cittadini un monitoraggio continuo e accessibile.