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“Ci siamo insediati da qualche mese, dateci il tempo di lavorare”, ha ribadito il sindaco di Avellino Nello Pizza qualche giorno fa. E come dargli torto.
Pur tuttavia quel lavoro che l’amministrazione comunale sta strutturando per raggiungere in prospettiva gli obiettivi indicati nelle linee programmatiche pare che, almeno al momento, tutto sia tranne che collegiale.

Nello Pizza ha deciso di affiancarsi di una giunta squisitamente politica, compresa la nomina di assessori esterni, tutti riconducibili ai partiti. Eppure pare che, già proprio nell’esecutivo, la linea di indirizzo sia ad appannaggio del Partito Democratico.
Del resto parliamo del principale partito del campo largo, del partito del Sindaco, e del partito degli assessori Ettore Iacovacci, Luca Cipriano, Enza Ambrosone e le due “esterne”, sempre dem, Rosalia Iandorio ed Elvira Matarazzo.

E non è un caso che, al netto delle ultime due, gli altri assessori dem siano stati tra i principali protagonisti, mediatamente parlando compreso, di questi primi mesi di lavoro.
Forti di deleghe importanti che hanno, dalla cultura di Cipriano e l’organizzazione del cartellone estivo, ai lavori pubblici della Ambrosone nel piano dibattito sul futuro dello Stadio Partenio, sia a “mister deleghe” Iacovacci alla prese con il rilancio del commercio, piuttosto che alla gestione persional e partimonio comunale ( Stadio compreso), gli eletti dem, almeno sulla carta, sembrano avere le idee chiare.

Si da fare ad ogni manifestazione pubblica, social compresi, in piena salsa M5S, il vice sindaco ( nominata) Anna D’Aliasi che intanto promette la rivoluzione del verde e della raccolta differenziata, mentre il meno presenzialista appare Giancarlo Giordano, altro assessor esterno in quota Sinistra, a cui è stata affidata la gestione, tra l’altro  di politiche abitative e sicurezza urbana.
A completare la grigia degli assessori Geppino Giacobbe della lista del Sindaco, in queste settimane alle prese con la ripresa scolastica forte della sua delega all’Istruzione, e Sergio Trezza, riferimento di “Casa Riformista” di Enzo Alaia, a lavoro per la non facile riorganizzazione del delicato settore delle politiche sociali. 

Fuori dalla giunta, come noto, un riferimento dei mastelliani, con il consigliere Gino Iannace che ha deciso di riununciare anche alla Presidenza delle Commissioni consiliari,  e gli eletti della Sinistra (Francesco Iandolo, Antonio Bellizzi e Amalio Santoro) posto che, come detto, la scelta in esecutivo è ricaduta sull’ex parlamentare Giordano.
E proprio da queste due parti politiche nelle ultime settimane sarebbe cresciuto un certo malcontento per un’attività amministrativa che, come detto in premessa, non riesce parti che lamentano di sentirsi escluse e sottolineano come non siano mai state organizzate riunioni di maggioranza e in generale momenti di confronto collegiale.

Malcotento che non hanno mai dichiarato ufficialemente gli eletti del M5S, Antonio Aquino, Luca Nacca e Agostino De Rosa che, al contrario, non perdono occasione per esaltare le gesta del sindaco Pizza. Ma se la matematica non è un opinione, il numero di preferenze ottenute alle amministrative di diritto li ha fatti sedere tra i banchi consiliari e non sarebbe stato sbagliato in futuro sognare in grande. 
Se per assurdo anche i pentastellati dovessero iniziare a far sentire la propria voce e sollevare perplessità tra i banchi del Consiglio comunale, il dibattito politico si farebbe quantomeno più interessante e vivo.

Intendiamoci: dal punto di vista meramente aritmetico, la maggioranza resta solida e forte nei numeri. Sulla carta, la bilancia del patti d’aula pende nettamente a favore dell’amministrazione: 20 consiglieri di maggioranza contro i 12 delle opposizioni. Un margine teoricamente di ferro. Ma basta una calcolatrice alla mano per comprendere l’insidia: qualora si dovessero sottrarre all’approvazione di un provvedimento i quattro consiglieri tra mastelliani e Sinistra e se per assurdo si aggiungessero anche i tre del M5S, la forbice tra maggioranza reale e minoranza finirebbe per restringersi drammaticamente. Una riduzione dei margini di manovra che trasformerebbe ogni singola delibera in una trincea, rendendo il cammino programmatico della giunta Pizza decisamente più insidioso di quanto i numeri iniziali potessero lasciar presagire.

Perchè la politica non è fatta solo di conteggi in Aula ma di equilibri, diplomazia e condivisione. Se il sindaco Pizza non metterà tempestivamente mano ai mal di pancia che iniziano a serpeggiare tra le diverse componenti della sua coalizione, il rischio è quello di scivolare verso una logica di perenne rincorsa.

Ma in fondo, come ha ricordato lo stesso primo cittadino, si tratta  dei primi passi di consiliatura. Il tempo per correggere la rotta, restituire centralità alla collegialità c’è tutto: sta ora a Pizza dimostrare che questi mesi di rodaggio sono serviti non solo a scaldare i motori, ma anche a capire come tenere unita l’intera squadra prima che i malumori d’aula si trasformino in veri e propri ostacoli sul percorso amministrativo.