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L’inchiesta che ha portato questa mattina a perquisizioni nei confronti di 17 persone apre anche un capitolo sulla messa in sicurezza dell’ex discarica di Piano Borea. Al centro c’è un appalto aggiudicato per 3.673.000,55 euro e una presunta tangente pari al 7% del suo valore. È l’ipotesi formulata dalla Procura europea in una richiesta di incidente probatorio depositata il 23 settembre: i fatti contestati sono ancora oggetto di indagine e dovranno essere verificati nel contraddittorio con le difese.

Nel documento risultano indagati per corruzione Gennaro Santamaria, ex dirigente del Comune di Benevento, Maurizio Perlingieri, dirigente comunale, Romeo Melillo, dirigente della Regione Campania, il progettista Vincenzo Rosiello e gli imprenditori Antonio e Carmine Iannella, legati alla Tecnocostruzioni. La società era capogruppo del raggruppamento con Cericola che si era aggiudicato la progettazione e l’esecuzione dei lavori finanziati con fondi europei.

Secondo la ricostruzione dei magistrati, dopo l’aggiudicazione sarebbe stata promessa una somma corrispondente al 7% dell’appalto. In cambio, l’impresa avrebbe potuto contare su quelli che nell’atto vengono definiti “buoni uffici” con il Comune: la prospettiva di essere favorita in successivi inviti e affidamenti, oltre ad agevolazioni nei pagamenti e nelle anticipazioni di cassa. La richiesta non afferma che tutti questi vantaggi siano stati effettivamente ottenuti: li indica come oggetto del presunto accordo corruttivo.

L’atto descrive anche come, secondo l’accusa, sarebbe stato ripartito il denaro. Una quota del 5%, indicata in 185.900 euro, sarebbe stata destinata in parti uguali a Santamaria e Melillo; il restante 2% a Perlingieri. Rosiello avrebbe fatto da tramite nei rapporti con l’impresa e nella consegna del contante. Per una parte della somma attribuita a Santamaria, i magistrati ipotizzano inoltre lavori di ristrutturazione eseguiti presso la sua abitazione e due immobili dei figli in luogo del pagamento in denaro. Le condotte contestate sono collocate tra il 2022 e il gennaio 2024.

La richiesta nasce dalle dichiarazioni rese da Santamaria in una serie di interrogatori tra maggio e luglio, dopo il suo arresto. La Procura europea richiama anche documenti trovati su supporti informatici, chat estratte dal telefono e dichiarazioni di terzi come elementi da valutare a riscontro. I magistrati chiedono ora al giudice per le indagini preliminari di Benevento di ascoltare Santamaria in un incidente probatorio, alla presenza delle parti, sui fatti che riguardano gli altri indagati. Si tratta di una richiesta: l’esame dovrà essere disposto dal gip.

Le perquisizioni eseguite oggi dai carabinieri riguardano un’indagine più ampia, con 17 persone indagate a vario titolo. Il filone di Piano Borea descritto nella richiesta della Procura europea riguarda invece i sei nominativi indicati nell’atto. Per tutti vale la presunzione di innocenza.