Tempo di lettura: 7 minuti

In Campania, Calabria e Sicilia si concentra il 63,6% delle procedure di crisi finanziaria dei Comuni italiani, attivate al 31 dicembre 2025. E non basta: oltre l’80% degli enti locali dichiarati in dissesto negli ultimi cinque anni si trova in queste tre regioni. I dati emergono dalla relazione al Parlamento della Corte dei Conti sui comuni in situazione di crisi. “Nelle tre Regioni richiamate il fenomeno è strutturale” avverte la magistratura contabile. La Campania è seconda in Italia per numero assoluto di procedure attive, dopo la Calabria. Ma è prima per numero di riequilibri, “che qui – sottolinea la relazione – prevalgono nettamente sui dissesti, a conferma di un profilo della crisi assimilabile a quello calabrese”.

La Regione è intervenuta con la Legge di stabilità per il 2024, dove il capo X è dedicato al sostegno agli enti locali. Tra le misure, la proroga dei termini della disciplina regionale sui mutui contratti, il finanziamento alla gestione associata delle funzioni e lo sviluppo integrato del territorio. “Il repertorio dei casi recenti – spiega la sezione centrale di controllo della Corte dei conti – restituisce l’intera gamma delle traiettorie possibili. A Caserta la bocciatura del Piano di riequilibrio da parte della Sezione regionale ha condotto il Consiglio comunale a deliberare il secondo dissesto dell’ente, e un percorso analogo ha interessato Mondragone. Salerno, firmataria dell’accordo ex art. 43 del d.l. n. 50/2022 (decreto Aiuti, ndr) per il ripiano di un disavanzo di circa 170 milioni di euro accertato dal rendiconto 2021, ha assunto impegni di rientro che si estendono fino al 2044, con quote annuali la cui parziale copertura ha già imposto correzioni di bilancio. In direzione opposta, Torre del Greco ha chiuso il rendiconto 2024 con un avanzo di circa 16 milioni di euro, a valle del proprio percorso di risanamento”.

Quanto al capoluogo regionale, il risanamento di Napoli “passa integralmente per il canale bilaterale Stato-Comune del Patto del marzo 2022 (il Patto per Napoli, ndr) – afferma la relazione – , senza alcun ruolo formale della Regione”. Nel quadro campano, la Città metropolitana di Napoli “registra la situazione di maggiore criticità” spiega la Corte dei conti. “Oltre al capoluogo, che ha intrapreso la strada del Patto – rammenta il documento -, ben 14 Comuni in crisi hanno una popolazione superiore ai 15.000 abitanti (in alcuni casi delle vere e proprie Città con più di 50.000 abitanti come Afragola, Casoria, Ercolano e Marano di Napoli). La Città metropolitana, guidata dal Comune capoluogo, potrebbe svolgere un utile ruolo di affiancamento”. Riguardo al Patto per Napoli, “dalla documentazione più recente sulla fase di attuazione – evidenzia la relazione – si evince che il percorso del Comune, avviato con la firma del Patto con il Governo e integrato dal Piano di riequilibrio finanziario pluriennale vigente fino al 2032, sta registrando una significativa inversione di tendenza nel risanamento dei conti pubblici”.

LE PROCEDURE ATTIVATE

“In Campania – si legge nel documento – sono state attivate complessivamente (al 31 dicembre 2025) 306 procedure di crisi finanziaria (196 dichiarazioni di dissesto e 110 richieste di riequilibrio), corrispondenti a 215 Comuni. In 70 Comuni ne è stata attivata più di una. Rispetto al 2024 si sono aggiunte 14 nuove procedure (3 dissesti e 11 riequilibri). I Comuni interessati sono 215 (il 39,1% del totale), abitati da 3.461.684 persone, pari al 62,2% della popolazione regionale. Le 14 procedure attivate nel 2025 si riferiscono ai dissesti di Prata Sannita, Mondragone e Rocca Romana (questi ultimi due avevano una procedura di riequilibrio in corso), e ai riequilibri di Arpaia, Calvi Risorta274, Campoli del Monte Taburno, Flumeri, Forchia, Mirabella Eclano, Rocca San Felice, Rofrano, Serrara Fontana, Villa Literno e Villaricca”.

Le procedure attive al 31 dicembre 2025 nella regione sono 102, corrispondenti a 101 Comuni. “Nel 2025 – spiega la Corte – hanno dichiarato il dissesto il Comune di Mondragone (con deliberazione n. 4 del 26 marzo 2025) il cui Piano era stato respinto dalla Sezione regionale con deliberazione n. 172 del 29 agosto 2024 e il Comune di Rocca Romana (deliberazione n. 1 del 22 gennaio 2025), per il fallimento di una procedura di riequilibrio in istruttoria dal 2019. Sono stati approvati i Piani dei Comuni di Buonabitacolo, Ceppaloni e Pratola Serra, che passano alla fase di gestione e attivate undici procedure di riequilibrio (Arpaia, Calvi Risorta, Campoli del Monte Taburno, Flumeri, Forchia, Mirabella Eclano, Rofrano, Rocca San Felice, Serrara Fontana, Villa Literno e Villaricca), tutte in istruttoria (in seguito all’approvazione dei relativi Piani), tranne Calvi Risorta che ha dichiarato il dissesto con delibera n.1 del 7 gennaio 2026″. Secondo la relazione, “il fatto che i Comuni con riequilibrio in gestione siano la metà di quelli in istruttoria è un segnale di criticità. Rivela, oltre al flusso che non si arresta, la grande lentezza della fase istruttoria, non certo favorevole alla soluzione delle crisi, che avrebbero bisogno di tempestivi interventi”.

I RIEQUILIBRI

Le procedure di riequilibrio attivate al 31 dicembre 2025 sono state 110 e hanno interessato 101 Comuni. Di queste 56 sono ancora attive al 31 dicembre 2025 (21 in gestione e 37 in istruttoria). “Delle rimanenti 54, solo 9 sono giunte a conclusione – prosegue la relazione -. In due casi (Casamicciola Terme e Pratella) anticipatamente rispetto al periodo prefissato e negli altri sette (Battipaglia, Casaluce, Eboli, Faicchio, Nocera Inferiore, Portici, San Nicola Manfredi) alla scadenza prefissata. Nel 2025 non si registra nessuna chiusura di procedure di riequilibrio”. Le procedure finite in dissesto sono 33. Il maggior numero di procedure attivate (19) è finita in dissesto dalla fase istruttoria. In 12 casi il Piano è stato respinto dalla Sezione regionale e solo in 2 casi è stato approvato, senza riuscire a conseguire gli obiettivi. “La scarsa efficienza della procedura di riequilibrio è evidente – annota la Corte dei conti -: per ogni Comune che chiude il processo in Campania, quasi quattro non riescono a portarlo avanti e finiscono in dissesto, in alcuni casi dopo un lungo periodo di criticità”.

I DISSESTI

Delle 196 procedure di dissesto attivate in Campania, ne restano ancora aperte 45. Le altre 151 sono state chiuse, eccetto due revoche (Paolisi e Pietradefusi). Di queste 104 sono risalenti (dichiarate tra il 1989 e il 1999). Tra il 2001 e il 2019 i dissesti chiusi sono 45.

FICO: “METTERE COMUNI IN CONDIZIONE DI EROGARE SERVIZI EFFICIENTI” 

Sui dati della Corte dei conti, il governatore Roberto Fico dichiara: “I Comuni sono gli enti locali più vicini ai cittadini e devono essere messi nelle condizioni di poter assicurare servizi pubblici efficienti e di qualità alle persone”. Fico aggiunge: “Allo stesso tempo è necessaria una revisione delle leggi che attualmente regolano il dissesto e il pre-dissesto”. 

MANFREDI: “NORMA SU DISSESTO SUPERATA”

Una riforma della materia è invocata anche da Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente nazionale dell’Anci: “La norma sul dissesto è oramai superata. Per poter superare il dissesto c’è bisogno di garantire i servizi e la crescita delle città. Quindi, non bisogna solo intervenire sulla riduzione della spesa, ma anche sugli investimenti”. Tuttavia Manfredi sostiene che “le nuove norme vanno in questa direzione e il Patto, che prima è stato il Patto per Napoli e poi è stato esteso a tantissime altre città, sta facendo uscire dalle difficoltà finanziarie anche città molto importanti. Questa è la strada da seguire”.