La protesta viene definita “pacifica e satirica”, per “denunciare il rischio di subalternità dell’informazione al potere politico, a partire dalle scelte delle direzioni editoriali”. Due targhe, recanti la scritta di “Comitato elettorale del prof. Gaetano Manfredi”, sono state affisse agli ingressi delle redazioni napoletane di Repubblica e del Corriere del Mezzogiorno. Autori della contestazione gli attivisti del Marea Village, il festival di arte, cultura e politica, andato in scena dall’8 all’11 ottobre all’ex base Nato di Bagnoli. In una nota spiegano: l’iniziativa nasce come “provocazione”, allo scopo di porre “una domanda”. “Quale distanza critica – chiedono gli attivisti – mantiene la parte più mediaticamente rilevante dell’informazione napoletana dal sindaco, prof. Gaetano Manfredi, e dalla sua amministrazione?”.
Il Marea Village critica alcune “scelte editoriali” della stampa locale sulla manifestazione di Bagnoli. “Quattro giorni di incontri, assemblee, mostre e mobilitazioni contro la guerra, il genocidio, la crisi sociale e – afferma la nota – la devastazione ambientale. Migliaia di partecipanti, ospiti internazionali come Greta Thunberg e Francesca Albanese, un confronto pubblico sul futuro di Napoli e sul saccheggio dei beni comuni, a cominciare da Bagnoli”. Un luogo dove si è “imposto al dibattito pubblico una serie di questioni particolarmente scomode per l’amministrazione Manfredi e il governo Meloni”. E nel quale si è riportata “alla luce anche un’altra questione: il rapporto tra informazione locale e potere politico”.

“Non pretendiamo articoli celebrativi. Né – premette il Marea Village – intendiamo mettere sotto accusa i singoli cronisti, molti dei quali hanno seguito con attenzione e professionalità le nostre iniziative. Il problema riguarda invece le scelte editoriali: quali notizie valorizzare, quali marginalizzare, quali titoli dare. Una forma di censura per sottrazione, che può svuotare di significato anche il lavoro dei giornalisti”. Secondo gli attivisti, il colmo si sarebbe raggiunto domenica 11 ottobre. “Mentre Greta Thunberg (video in alto) denunciava da Posillipo le trasformazioni della costa di Bagnoli e – sottolineano – registrava un videoappello allo sciopero globale per il clima del 16 ottobre, Repubblica e Corriere del Mezzogiorno titolavano soprattutto sulla sua «stanchezza», insinuando addirittura motivi politici alla base della sua non partecipazione a un sit-in di protesta in corso, contestualmente, all’esterno del pontile di Bagnoli“. Per esemplificare: “Nel tourbillon di news di questi giorni è stato dato risalto persino al suo pranzo, “un piatto di pasta”, con la precisazione tra parentesi: «è vegana»”. Insomma, “la notizia era cosa avesse mangiato Greta, quanto fosse stanca o – evidenzia il comunicato – perché non si fosse fatta fotografare sul pontile? Oppure che una delle attiviste climatiche più conosciute al mondo aveva scelto Napoli per sostenere le rivendicazioni degli abitanti, denunciare lo scempio di Bagnoli e contestare un modello di città piegato agli interessi di pochi?“.
Il video di Thunberg dal pontile è stato pubblicato sui siti web di varie testate, comprese quelle attaccate dal comunicato. Gli attivisti tuttavia sostengono che “successivamente alle nostre rumorose rimostranze, e al rimbalzare sul web di un video appello che ha raccolto in pochi minuti centinaia di migliaia di visualizzazioni le testate napoletane si sono viste costrette ad ampliare la narrazione”. Come già fatto da Greta, Marea Village dà appuntamento a venerdì 16 ottobre. “Saremo a Bagnoli per lo sciopero globale per il clima e- annunciano -, a fianco degli attivisti della Rete No America’s Cup per rilanciare la mobilitazione contro il disastro ambientale in atto sull’area flegrea”.















