A 72 ore dal sequestro del Volla Evolution, un complesso immobiliare da centocinquantuno unità tra appartamenti, uffici e locali commerciali per un valore stimato che sfiora i quarantacinque milioni di euro, edificato incredibilmente sui terreni all’amianto dell’ex Sacelit (ex cementificio situato in un’area classificata come industriale D1), si vive nello sgomento generale tra chi ha acquistato quegli appartamenti o vi ha avviato un’attività commerciale. Parliamo di famiglie che si sono fatte carico di mutui pesanti e di imprenditori che hanno investito tutti i loro risparmi in una storiaccia di grande raggiro e clamorosa truffa.
Il meccanismo dell’affare si è sviluppato attraverso il gioco delle tre carte, cavilli, furbizie burocratiche e sponde compiacenti: una volta realizzati i complessi edilizi, le società immobiliari e di servizi direttamente collegate al costruttore e al proprietario delle unità abitative proponevano la vendita “chiavi in mano” agli ignari acquirenti, che si affidavano con un rapporto fiduciario alla società tuttofare stipulando compromesso, polizze, rogito, passaggio di proprietà e, in moltissimi casi, anche la sottoscrizione del mutuo tramite finanziarie legate allo stesso costruttore. Un immenso raggiro eretto su un atto unilaterale di SCIA in sanatoria addomesticata dai soliti uffici tecnici comunali compiacenti.
Le domande che in queste ore si pongono in molti riguardano l’effettivo controllo di legalità sugli atti: il notaio a cui è demandata la compilazione del rogito ha approfondito, come avviene di prassi, la conformità giuridica e le prescrizioni urbanistiche prima di rendere operativa la compravendita? Come è stato possibile che abitazioni palesemente non in regola, facenti parte di un complesso edificato in zona industriale D1, siano state vendute senza alcun ostacolo? Le indagini della Procura di Nola, per ora, hanno portato al sequestro preventivo eseguito dai Carabinieri di Torre Annunziata e del Reparto Parco del Vesuvio in esecuzione di un decreto emesso dal Gip del Tribunale di Nola, ma gli accertamenti sono solo all’inizio. Dietro l’industria del mattone si nasconde una ragnatela di robusti interessi, spaccato dell’affarismo e della convergenza tra imprenditoria, politica, pubblica amministrazione ed entità oscure: un mix maleodorante che ricorda per meccanismi, rapacità e coacervo di interessi trasversali il sacco edilizio di Palermo ai tempi di Vito Ciancimino. Anche nel comune alle porte di Napoli ci sono i soliti “cavalieri del mattone selvaggio” e una classe politica buona per tutte le stagioni, mentre la preoccupazione dei proprietari è quella di trovarsi di fronte a un disastro economico e sociale con il rischio concreto di perdere l’abitazione, vedere vanificati i sacrifici di una vita e finire sommersi dai debiti.
C’è chi racconta di aver seguito passo passo tutti i criteri e i passaggi notarili e bancari trovandosi oggi la casa sotto sequestro, e chi, in procinto di sposarsi dopo aver già arredato l’immobile, si ritrova senza un tetto sopra la testa e con le nozze da rinviare. Attualmente figurano sette indagati tra imprenditori della società Vollevolution e figure chiave della vicenda, chiamati a rispondere di lottizzazione abusiva ed edilizia in concorso per aver trasformato un’area industriale in un quartiere residenziale. Eppure la vicenda era nota da tempo: a Volla perfino la sezione locale del Partito Democratico avviò tra il 2019 e il 2020 una campagna pubblica con manifesti per denunciare come l’amministrazione comunale guidata dall’allora sindaco Pasquale Di Marzo stesse autorizzando rilasci di permessi a costruire sull’area industriale adiacente alla ex Sacelit, la fabbrica dei veleni tristemente nota per le lavorazioni con l’amianto.
Nonostante le denunce in Consiglio comunale e gli appelli a fermare lo scempio urbanistico prima che ignari cittadini acquistassero casa trovandosi nei guai, e le richieste di chiarimenti sui tempi del nuovo Puc per programmare infrastrutture, verde e scuole ed evitare che il paese diventasse un immenso dormitorio, la speculazione è andata avanti. La convenzione con il Comune è stata infatti stipulata appena venti giorni dopo la firma del decreto del 5 febbraio 2020 che affidava ad interim la guida del Settore IV Urbanistica a un geometra interno a seguito (pressioni esterne indebite) del trasferimento della responsabile di settore alla Città Metropolitana: in virtù di quella convenzione la società appaltante ha versato 545mila euro nelle casse comunali per oneri di urbanizzazione e immissione in fogna, ottenendo il 29 maggio 2020 l’autorizzazione formale a costruire e spalancando le porte a un disastro annunciato. I magistrati della Procura di Nola vogliono vederci chiaro proprio sul percorso autorizzativo e non escludono che nei prossimi giorni saranno ascoltati ex amministratori, burocrati e i responsabili degli uffici.


















