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Salerno città dell’accoglienza, sì. Ma quando l’accoglienza bussa alla porta di casa, troppo spesso si scopre che quella porta è chiusa. È il quadro amaro che emerge dalla denuncia affidata ai social dalla Caritas Diocesana di Salerno, che racconta la difficile ricerca di un alloggio per tre giovani lavoratori africani, regolarmente occupati e perfettamente integrati nel tessuto sociale ed economico del territorio. Hanno contratti di lavoro regolari, tre buste paga che attestano stabilità economica e una quotidianità fatta di sacrifici, sveglie all’alba e impegno costante. Dopo aver affrontato viaggi difficili e percorsi di integrazione complessi, oggi chiedono semplicemente ciò che per molti rappresenta un diritto elementare: poter affittare una casa, pagare regolarmente il canone e costruire una vita autonoma. Eppure, secondo quanto denunciato dalla Caritas, la ricerca di un appartamento a Salerno si trasforma spesso in un percorso ad ostacoli. Il copione, raccontano gli operatori, si ripete con inquietante regolarità. Si individua un annuncio immobiliare destinato a lavoratori referenziati, si contatta il proprietario illustrando tutte le garanzie disponibili: contratti di lavoro stabili, redditi certi e persino la disponibilità della stessa Caritas a fungere da garante istituzionale. Poi arriva la domanda decisiva: per chi è destinato l’appartamento? Quando viene spiegato che si tratta di tre giovani africani ospiti della struttura di accoglienza, il tono della conversazione cambia. Seguono silenzi, esitazioni e giustificazioni che spesso sembrano nascondere altro. C’è chi riferisce che l’immobile è stato appena bloccato da un altro interessato, chi sostiene che il proprietario abbia deciso improvvisamente di venderlo, chi preferisce altre categorie di inquilini. In alcuni casi, semplicemente, la comunicazione si interrompe senza ulteriori spiegazioni. Una situazione che solleva interrogativi profondi sul tema dell’inclusione sociale e delle discriminazioni abitative. Perché quei tre ragazzi lavorano, producono reddito, contribuiscono all’economia locale e rispettano le regole. Tuttavia, secondo quanto denuncia la Caritas, le garanzie economiche e professionali sembrano non essere sufficienti a superare diffidenze e pregiudizi ancora radicati. Il paradosso è evidente: alle persone accolte si chiede di integrarsi, trovare un’occupazione, raggiungere l’autonomia economica. Quando, però, questo percorso viene completato con successo, resta spesso precluso l’ultimo passo verso una piena indipendenza: l’accesso a una casa. “Non stiamo chiedendo favori né beneficenza”, sottolinea la Caritas nel suo appello. “Chiediamo soltanto la possibilità di affittare un’abitazione che verrebbe regolarmente pagata”. Da qui la domanda rivolta alla città e ai proprietari immobiliari salernitani: c’è qualcuno disposto a guardare oltre il colore della pelle e a valutare le persone per il loro lavoro, la loro affidabilità e la loro dignità? Perché quei tre ragazzi una casa la stanno ancora cercando. E le chiavi della loro autonomia, per il momento, restano appese a una porta che nessuno sembra voler aprire.