Una vera e propria «bomba sociale» rischia di esplodere nel capoluogo irpino. Secondo le stime dei sindacati, sono oltre 600 le famiglie avellinesi a rischio sfratto, una cifra drammatica che conferma la gravità della crisi abitativa in città ,perfettamente in linea con il contesto regionale campano.
Per fare il punto sulle strategie da mettere in campo e provare a disinnescare la crisi, il Comune di Avellino ha scelto di fare fronte comune. In una conferenza stampa, l’amministrazione ha presentato la nuova linea d’azione grazie agli interventi del sindaco Nello Pizza, dell’assessore alle Politiche Abitative Giancarlo Giordano, dell’assessore ai Lavori Pubblici Enza Ambrosone.
Il tema più caldo resta inevitabilmente l’impatto della normativa nazionale sugli sfratti, che introduce condizioni decisamente più stringenti e che rischia di gettare nel panico decine di nuclei familiari. L’amministrazione avellinese ha chiarito la propria linea guida sul tema: «La logica sarà quella di colpire prima i furbi, poi i bisognosi», ha scandito con fermezza l’assessore Giancarlo Giordano. «Bisognerà tener fede alla legge nazionale che è più stringente rispetto agli sfratti. È una bomba sociale: non tutti i casi saranno direttamente in capo al Comune, ma è evidente che tutte le richieste di aiuto e le domande di risposta arriveranno comunque alla nostra porta. Sulla norma del Governo noi abbiamo il dovere di gestirla, non necessariamente di condividerla».
Per evitare che la situazione degeneri, il primo passo concreto sarà la riattivazione del dialogo con la città e con i rappresentanti dei lavoratori. Per il 3 novembre è stato già convocato un vertice con i sindacati e gli inquilini, con l’obiettivo prioritario di far ripartire l’Osservatorio cittadino sulla casa. «La prossima settimana riattiveremo la filiera istituzionale e di gestione con l’Osservatorio», ha spiegato Giordano. «Vogliamo un modello di gestione partecipata nell’assegnazione degli alloggi che oggi non esiste: è questa la vera garanzia di trasparenza, democrazia nell’accesso ed efficienza dei servizi che dobbiamo offrire ai cittadini».
Accanto alla gestione dell’emergenza sfratti, la strategia del Comune punta sullo sblocco reale degli alloggi popolari, per dare risposte concrete a chi attende da anni un tetto sopra la testa. L’intenzione è quella di dare una svolta decisiva,segnando un netto taglio con le pratiche del passato: «Daremo una scossa a una graduatoria ferma da troppo tempo», ha promesso l’assessore. «La vecchia logica della mobilità a dispetto delle assegnazioni è finita: l’abitudine di fare più cambi di alloggio che nuove assegnazioni non appartiene più a questa amministrazione. Quando ci saranno appartamenti disponibili, noi li assegneremo rigorosamente sulla base della graduatoria vigente».
E le prime novità sul piano numerico non dovrebbero farsi attendere troppo. I riflettori sono puntati su alcune aree specifiche della città, in particolare via Francesco Tedesco e la frazione Bellizzi, dove l’ente conta di consegnare nuovi appartamenti nel corso del prossimo anno, restituendo risposte finalmente soddisfacenti a diverse famiglie in graduatoria.
Resta infine aperta la ferita storica del post-terremoto e dei quartieri più degradati, come quello di Valle. Qui il Comune ha in cantiere un progetto di rigenerazione e sostituzione edilizia che prevede la demolizione di due vecchie stecche di fabbricati per far posto a un nuovo complesso di edilizia residenziale pubblica. Un piano ambizioso che, tuttavia, dovrà fare i conti con la realtà delle casse comunali: l’ente sta cercando attivamente finanziamenti esterni e risorse regionali,consapevole che con i soli fondi del bilancio cittadino sarà impossibile far fronte a tutti i cantieri e alle necessarie manutenzioni straordinarie.


















