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Può una sconfitta offrire spunti di riflessione anche positivi? La risposta è sì se “parametrata” al paradossale inizio di stagione della Salernitana. A Sesto San Giovanni è arrivato l’ennesimo scivolone esterno dei granata, alla prima vera partita targata Di Bari. Uno stop di misura che – numeri alla mano – obbliga addetti ai lavori, calciatori e protagonisti sparsi a guardare con lucida preoccupazione alla situazione di classifica.

La Salernitana e con entrambi i piedi in zona playout: uno psicodramma infarcito dalla sciatteria di una dirigenza lisergica, ostinatamente alla ricerca di inesistenti fantasmi, responsabile in toto dello stato di totale emergenza nel quale l’ambiente si ritrova.
Eppure contro l’Inter Under 23 si sono intravisti elementi di novità: il gruppo – o meglio il pastoso roster “assemblato” da Faggiano – ha mostrato qualche segnale di ripresa. Di Bari ha finalmente potuto dare qualcosa di “suo” ed a sprazzi la squadra granata ha dato la sensazione di poter non solo recuperare il risultato ma addirittura di meritare la vittoria, specie nella prima mezz’ora di partita. Poi è arrivato lo schiaffo del gol subito e la Salernitana è tornata ad essere il brutto anatroccolo d’inizio campionato. Ha perso campo, si è spaccata tra i reparti, ha abbandonato l’iniziativa dando il pallino agli avversari, salvo riprendere il controllo del gioco nell’ultimo quarto di partita, quando Di Bari ha deciso di rinunciare a Lescano (ancora una volta inesistente) affidando il comando dell’attacco a D’Ursi.

Le occasioni (clamorose) mancate da Achik hanno certificato la resa. Ora ci saranno due impegni delicatissimi contro Catania e Casertana ma la vera partita si giocherà, nei prossimi giorni, fuori dal terreno di gioco. Perché le cose di campo sono inevitabilmente condizionate dalla situazione societaria e dalle decisioni che Iervolino intenderà prendere: sul tavolo c’è una trattativa ormai alle battute conclusive con l’imprenditore veneto Fabrizio Piccoli. La parte acquirente sente di aver adempiuto a tutte le richieste formulate dal patron granata che, dal canto proprio, deve solo decidere se e quando “accettare”. La palla passa a Iervolino che – a questo punto – deve fare un fondamentale scatto e decidere in prima persona (abbandonando i “consigli” di Milan, presidente-Richelieu incaricato dal patron di gestire la vendita del club) se il suo tempo a Salerno sarà davvero scaduto. La vera domanda, a conti fatti, è proprio questa: Iervolino ha davvero intenzione di cedere e di lasciare il calcio?

Se la risposta non dovesse essere affermativa, da proprietario ed imprenditore, dovrà trarne le conseguenze e riprendere con decisione le briglie, riportando il cavallo al ritmo di corsa senza correre il rischio di “rompere” in maniera irrecuperabile.