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Nella serata più difficile della stagione la Salernitana ha sicuramente ritrovato qualche certezza. Credere, però, che in un battito di ciglia tutte le asperità di un cammino improvvisamente impervio si siano appianate sarebbe un clamoroso – ed imperdonabile – errore valutativo.

Il ritorno alla vittoria contro un Casarano assolutamente battagliero e pragmatico ridona ossigeno a Raffaele ed assottiglia il distacco dal Catania – fermato dal Cerignola al Cibali – ma non ricuce affatto lo strappo tra ambiente e granata, consumatosi vibratamente nel prepartita (con una dura contestazione indirizzata alla proprietà) e dopo il fischio finale con i cori contro calciatori e tecnico.

Una coda che ha deluso in maniera evidente il tecnico granata, apparso turbato ai microfoni nel post partita. Aspetto, questo, che ancora una volta evidenzia come Raffaele sia immerso in un ambiente “difficile” perché per la prima volta pressante, ampio e giustamente esigente. Non può credere, l’ex tecnico del Cerignola, che la piazza di Salerno possa accettare senza storcere il muso prestazioni sconcertanti come quella contro il Giugliano o giustificazioni balbettanti all’evidente involuzione di gioco e risultati registrata nel girone di ritorno.

Fa parte del gioco: accettare la sfida Salernitana vuol dire comprendere che quanto fatto finora non basta. E deve comprenderlo anche chi rappresenta la proprietà, in particolare l’Ad Pagano che – con le ultime esternazioni social – ha ulteriormente arroventato il ferro della piazza, e il diesse Faggiano che proprio ora – e non quando le cose andavano bene sul piano dei risultati – dovrebbe uscire allo scoperto ed ammettere che la “scommessa” tecnica è sua e sue sono anche le responsabilità di questa fase confusa, lievitata nelle sue contraddizioni anche a causa della rivoluzione portata avanti a gennaio.

Ciò detto la partita contro il Casarano ha regalato anche qualche certezza dalla quale, ci auguriamo, il tecnico non dovrà più allontanarsi. La prima è la definitiva scelta di impiegare Capomaggio al centro della difesa: il suo ritorno in terza linea è coinciso con una nuova partita senza subire gol. Certo, i salentini hanno avuto almeno tre clamorose palle gol per rimettere la partita in equilibrio (sopratutto il doppio legno colpito a metà del primo tempo) ma la sensazione è che la presenza del Galo tra i braccetti consenta una migliore fase di costruzione dal basso e garantisca meno errori tecnici in fase di impostazione, vero tallone d’Achille della squadra di Raffaele.

A questo punto il lavoro più importante del tecnico dovrà essere il recupero e il riposozionamento di un calciatore fondamentale come Golemic, magari come braccetto al posto di uno tra Arena e Berra.
La seconda è l’importanza di Gyabuaa come play in una linea di centrocampo a quattro. La coppia formata dall’ex Avellino e da Carriero (tra i migliori in assoluto nel match di ieri) è forse la nota più lieta della vittoriosa sfida dell’Arechi.

La terza, numericamente pesante, è rappresentata dall’apporto di Facundo Lescano in fase realizzativa. Tre gol, due assist e diversi legni colpiti in quattro partite rappresentano un’evidente svolta per una squadra che, a dispetto dell’alta classifica, continuava a balbettare in fase offensiva.
Ma c’è ancora tantissimo da lavorare: la Salernitana non può credere di aver superato le criticità in un amen e il calendario la mette subito in condizione di testarne la tenuta. Sabato sarà tempo di derby con la Cavese: al Simonetta Lamberti i granata dovranno fare i conti con un ambiente che aspetta questo match da una vita, con una squadra che affronterà la partita come se fosse l’unica cosa che conta in un’intera stagione, con il peso specifico che un match così sentito si porta dietro.

Ai granata non porterà più dei tre punti in palio ma un risultato negativo in terra metelliana sarebbe, diciamolo subito, letale per il tecnico. Per questo Raffaele dovrà anzitutto mantenere la lucidità e comprendere che il tempo di sperimentazioni e modifiche è terminato. Sabato la Salernitana avrà la necessità di portare a casa l’intera posta in palio per garantirsi quantomeno la certezza di mantenere inalterate le distanze da Catania e Benevento in attesa che la Giustizia sportiva faccia finalmente il suo corso e definisca la posizione del Trapani.

Finisse oggi il campionato le distanze dal primo posto sarebbero abissali ma la paventata esclusione del club siciliano priverebbe i sanniti di sei punti mentre Catania e Salernitana (in attesa dell’eventuale recupero del match tra Etnei e Trapani) perderebbero appena un punto. Se lo scenario fosse davvero questo la Salernitana si troverebbe improvvisamente a sei punti dal primo posto con lo scontro diretto da giocare (e vincere) all’Arechi.

Ora però è solo il tempo delle certezze e non delle possibilità. E le certezze sono poche e prive di interpretazioni: i granata sono chiamati a vincere, senza se e senza ma, per cercare di colmare il gap col Catania puntando anzitutto a quel secondo posto che potrebbe essere vitale in chiave playoff. Il resto verrà da sé.