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Per noi il tempo dei giochi è finito”. Con queste parole, Giancarlo Giordano, riferimento della Sinistra cittadina e regionale, ha aperto il suo intervento in occasione dell’assemblea pubblica tenutasi al Circolo della Stampa dall’emblematico ticolo “Game over”:  che ha riunito realtà civiche e politiche come SiPuò Avellino, Controvento Avellino e Sinistra Italiana.

Tra il pubblico anche alcuni esponenti Pd, come il Senatore Enzo De Luca, il consigliere comunale uscente Ettore Iacovacci, Lello De Stefano,  l’ex candidato sindaco dem Tonino Gengaro che invoca “di ritrovare tutti insieme le ragione dello stare insieme e non che chi sta fuori dal tavolo decide le cose e poi vuole calarle dall’alto”.

 Con loro anche un altro candidato sindaco dell’ultima tornata, Rino Genovese, che nel 2024 aveva guidato un progetto civico di ispirazione di centrodestra, ma soprattutto il dem Francesco Todisco, tra i nomi che più di tutti chiamerebbe la tregua tra la Sinistra e il resto della coalizione. Quindi Antonio Aquino e Maura Sarno per il M5S e il coordinatore dei mastelliani Pasquale Giuditta.

“Bisogna fare le cose per bene, seriamente. Non si può continuare a menare il can per l’aia”, ha proseguito Giordano, sottolineando la necessità di costruire una proposta politica credibile e strutturata. Il riferimento, chiaramente, e all’area del Pd che si riconosce nel consigliere regionale Maurizio Petracca e a chi al suo pari, come il M5S e il collega consigliere Enzo Alaia, spingerebbero per la candidatura a sindaco del “civico” Walter Giordano.

Secondo Giordano, la coalizione deve assumersi fino in fondo la responsabilità di governare la città, definendo regole chiare sia per la composizione delle liste sia per la scelta della leadership. “Servono nomi condivisibili, capaci di rappresentare la complessità di un arco politico così ampio”, ha aggiunto.

Quello lanciato durante l’assemblea è stato definito dallo stesso Giordano un vero e proprio “allarme”. Nessun ultimatum formale, ma un richiamo forte alla realtà: “Siamo a Pasqua, diciamoci la verità: non c’è più tempo”.

L’obiettivo resta la costruzione di una coalizione ampia e unitaria. “Non sarebbe la prima volta che si va divisi, ma noi lavoriamo per l’altra ipotesi”, ha spiegato, rivendicando il lavoro svolto finora.

Giordano ha sottolineato come il suo gruppo sia stato l’unico a portare proposte concrete al tavolo: una bozza di programma e un quadro di regole per tenere insieme l’alleanza. “Siamo gli unici ad aver prodotto gesti concreti nella direzione dell’unità e della responsabilità di governare la città”.

Giordano ha rivendicato la scelta di portare il confronto nelle assemblee pubbliche: “La politica non va privatizzata. Le proposte devono essere rese ai cittadini, per far comprendere a tutti cosa si intende fare nei prossimi anni”.

Sulla possibilità di un coinvolgimento dei livelli regionali o nazionali, Giordano ha chiarito: “Una regia serve, ma non servono invasioni di campo”. Il lavoro, ha spiegato, deve restare radicato sul territorio, pur mantenendo un dialogo costante con i riferimenti nazionali.

Duro anche l’intervento del consigliere comunale uscente Amalio Santoro: “Se c’è chi ha spinto per rimettere in piedi un’alleanza larga, sono stati proprio i movimenti, le associazioni e in particolare Sinistra Italiana. Al tavolo riconvocato quasi all’improvviso si è mostrato un atteggiamento di grande responsabilità, ma anche un forte richiamo all’urgenza del momento”.
Poi l’affondo: “Il Partito Democratico, che è un po’ come la nazionale di calcio in questa provincia, si è consegnato alla mediocrità”. Una critica dura che fotografa, secondo Santoro, lo stato attuale del confronto politico: “Il tavolo provinciale somiglia a una sorta di seduta spiritica: dobbiamo prenderne atto”.
Resta però aperto uno spiraglio per l’unità: “Speriamo che ci sia ancora margine — quasi un miracolo — per trovare una candidatura ineccepibile, soprattutto dal punto di vista etico”.

Santoro fa riferimento anche ai nomi che circolano in queste ore, spesso esterni al perimetro politico tradizionale: “Questo rappresenta anche una sorta di bocciatura per i cosiddetti uscenti”.

La posizione condivisa ed emersa durante l’assembela è chiara: “Il gruppo è pronto a correre, ma lascia aperta un’ultima possibilità di ricucitura. “Stasera fermiamo questa esigenza di offrire un’alternativa. Siamo pronti, ma compiamo anche quest’ultimo atto di responsabilità”.