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Si riporta la nota di Andrea Famiglietti  Referente Nidil – Cgil Avellino:

“Un altro anno si appresta a concludersi, lasciandoci alle spalle un calendario denso di sfide che, come CGIL, ci hanno visto costantemente in prima linea nel tentativo di fornire risposte concrete a condizioni sociali sempre più allarmanti. Il bilancio di fine anno, tuttavia, è reso ancora più amaro dall’ultima manovra che solleva perplessità e alimenta preoccupazioni su uno scenario nazionale segnato da instabilità e ulteriore precarietà.

In un contesto già fragile, la situazione in Irpinia appare certamente critica. Le scelte politiche correnti non sembrano che possano – e vogliano – invertire la rotta e ci consegnano un territorio dove il precariato non è più un’eccezione temporanea, ma una condizione strutturale che non accenna a mutare. Si tratta di un fenomeno tutt’altro che unidimensionale bensì una crisi multidimensionale dove ogni tassello aggrava l’altro.

La prima dimensione da analizzare, anche perché la più immediata, è quella demografica. I dati Istat del 2025 sono incontrovertibili: con 395.072 abitanti, la nostra provincia continua a vedere la popolazione diminuire, basti pensare che in soli cinque anni sono andati via da Avellino e provincia circa 15 mila abitanti. Un declino che cammina di pari passo con un altro dato inequivocabile sollevato dalla CGIA di Mestre: in Irpinia – come in tutto il Mezzogiorno – il numero dei pensionati ha ormai superato quello dei lavoratori dipendenti attivi. Questo squilibrio non è solo un numero, ma la prova tangibile di un mercato del lavoro che non riesce più a trattenere le giovani generazioni e non certo solo a causa della sua scarsa attrattività, ma anche per mancanza di tutele e diritti.

A questa desertificazione demografica si connette direttamente l’affermazione sempre più pervasiva del lavoro atipico, che ormai non rappresenta più una fase di passaggio, ma una vera e propria trappola occupazionale. In Irpinia, questa deriva va di pari passo con le profonde criticità che colpiscono i principali settori produttivi che ci pongono di fronte non a sporadici casi isolati, ma a un sistema sempre più in sofferenza e dove l’incertezza contrattuale si somma alle fragilità dei nostri comparti storici.

Di fronte a questo scenario drammatico, la CGIL, attraverso l’azione sinergica delle sue categorie e del livello confederale è impegnata in una strenua resistenza come testimoniano le numerose vertenzialità aperte sul territorio provinciale.

Due sono i fronti principali di questa deriva: Il lavoro autonomo rappresenta oggi per troppi – soprattutto giovani irpini – una scelta obbligata per la sopravvivenza, piuttosto che una reale opportunità professionale. Parlano di professionisti e collaboratori, impegnati nel sociale, nei lavori digitali e di comunicazione, senza cassa previdenziale e senza albo che, nonostante timidi strumenti di supporto come l’ISCRO e delle malattie della gestione separata INPS, operano quasi totalmente privi di tutele. Senza una rete di protezione nei periodi di inattività o senza un reale impegno nel mantenere il rispetto dell’equo compenso, per queste lavoratrici e questi lavoratori costruire un percorso di reale indipendenza economico, sociale e personale utile ad una vita dignitosa rimane un miraggio.

L’altro fronte, invece è costituito dal lavoro in somministrazione che ha trasformato il mercato del lavoro locale in un sistema di instabilità perenne. Assistiamo ad un utilizzo distorto di questa forma contrattuale, sia nel pubblico che nel privato: molti datori di lavoro aggirano i vincoli percentuali previsti dalla legge (il cosiddetto Decreto Dignità del 2018) ricorrendo massicciamente a lavoratrici e lavoratori delle categorie svantaggiate trattandoli come merce
“usa e getta”: utilizzati per pochi mesi e poi lasciati per strada proprio nel momento in cui dovrebbe scattare l’assunzione diretta o la stabilizzazione.

L’esempio più recente che come categoria stiamo affrontando riguarda i numerosi lavoratori del settore idraulico forestale. Dopo tre anni di servizio presso le nostre Comunità Montane, questi lavoratori si ritrovano oggi senza alcuna certezza per il futuro e privati perfino dei diritti legati alla parità di trattamento.

È un paradosso inaccettabile: la nostra terra ha un disperato bisogno di queste
professionalità. La recente frana di Montevergine è il tragico monito di ciò che accade quando si rinuncia alla manutenzione costante del territorio. Non stabilizzare questi lavoratori non è solo un’ingiustizia sociale, ma un atto di irresponsabilità politica che espone l’Irpinia a rischi ambientali evitabili.

L’intento di questa analisi non è solo quello di fotografare e raccontare una condizione di estrema difficoltà, ma quello di sollevare con forza una questione sociale non più rimandabile. In primo luogo vogliamo aumentare il grado di consapevolezza sulla condizione di un numero sempre più crescente di persone che vivono una quotidianità di segnata da incertezze e difficoltà non indifferenti.

Ma soprattutto, come NIdiL CGIL Avellino, vogliamo trasformare questa denuncia in un’azione di contrattazione territoriale capace di innescare una nuova stagione di lotta per i diritti di tutte tutti e per questo ci muoveremo su due binari precisi: Il primo quello di dare voce e rappresentanza a chi vive una condizione atipica del lavoro come gli autonomi e i professionisti senza tutele che storicamente trovano maggiori ostacoli nel far valere le proprie istanze utilizzando in questo caso lo strumento della contrattazione territoriale sociale

Il secondo utilizzando lo strumento della contrattazione inclusiva per supportare i lavoratori in somministrazione, sottraendoli al ricatto della precarietà e accompagnandoli in percorsi di reale stabilizzazione.

Sono questi, per noi, i percorsi necessari per invertire la rotta di un’erosione demografica che sta svuotando il nostro futuro. Ma il Sindacato non può e non deve essere lasciato solo. Chiediamo alla politica cittadina (in prossimità delle elezioni comunali) e quella regionale (fresca d’insediamento) di assumersi le proprie responsabilità e di fare finalmente la propria parte sostenendo concretamente lavoratrici e lavoratori, facendosi carico delle necessità di
un territorio che non può più attendere. Difendere il Lavoro significa difendere la Dignità di chi l’Irpinia la vive, la respira e la rende grande ogni giorno con il proprio sacrificio. Solo restituendo stabilità al lavoro potremo restituire speranza a questa Terra”.