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Dieci anni di battaglie legali, visite mediche e speranze si chiudono con una sentenza di primo grado che riconosce la responsabilità della struttura sanitaria e assegna un risarcimento di oltre 467mila euro, più il pagamento delle spese legali,alla madre di una bambina oggi di dieci anni. La decisione porta la firma del giudice della Seconda Sezione Civile del Tribunale di Avellino.

La vicenda trae origine dai drammatici eventi del maggio 2016. La donna si era ricoverata il giorno precedente presso una clinica avellinese in stato di travaglio. Durante la mattinata successiva si era arrivati al parto, eseguito con l’ausilio di una ventosa ostetrica ed episiotomia – dettagli emersi in modo completo solo dopo il deposito integrativo della cartella clinica.

L’estrazione della neonata era avvenuta in un quadro di grave complicazione causato da una distocia di spalla. Già nei primissimi momenti dopo la nascita, la bimba presentava il braccio destro completamente penzolante. Gli accertamenti specialistici successivi – tra cui un’elettromiografia eseguita a settembre del 2016 – avevano confermato il sospetto clinico: una paralisi ostetrica di Erb-Duchenne dovuta alla lesione del tratto superiore del plesso brachiale destro. Una condizione invalidante e permanente, riaffermata anche nel corso della visita neurologica del 2024.

Nel corso del procedimento civile, la clinica – difesa dall’avvocato Nicolino Iacovone – ha tentato di contestare sia il nesso causale tra le manovre dei propri sanitari e il danno riportato dalla neonata, sia l’entità dei postumi.

A rivelarsi determinante per l’esito del giudizio è stata la Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) disposta dal Tribunale. I periti nominati dal giudice hanno accertato  la correlazione diretta tra l’operato del personale medico e la lesione neurologica, quantificando in un 45% l’invalidità biologica permanente sofferta dalla bambina e sottolineando la necessità per la minore di proseguire a vita specifici trattamenti riabilitativi.

Sulla base di queste risultanze, il Giudice ha condannato la clinica a risarcire la madre, in qualità di tutrice legale della figlia, con la cifra complessiva di € 467.426,79 a titolo di danno non patrimoniale (che include la liquidazione del danno biologico permanente, la personalizzazione del danno e la sofferenza morale), oltre agli interessi legali e alla rivalutazione.

Soddisfazione per la pronuncia è stata espressa dall’avvocato Alessandra Del Mauro, legale della madre: «Accogliamo con soddisfazione la decisione del Tribunale di Avellino, che ha riconosciuto la responsabilità della struttura sanitaria e il diritto della minore ad un ristoro pieno e dignitoso per i gravissimi postumi che la accompagneranno per tutta la vita.»

«Si tratta di un passaggio importante in un percorso lungo e complesso, che dà finalmente voce alle ragioni della bambina e della madre, valorizzando in modo rigoroso le risultanze peritali e la corretta applicazione delle tabelle sul danno alla persona.»

Il legale ha tuttavia richiamato alla prudenza in vista dei possibili sviluppi processuali: «Resta la consapevolezza che il giudizio potrebbe non essersi concluso qui, essendo verosimile che la controparte valuti di ricorrere in appello. Affronteremo con senso di responsabilità e cautela gli eventuali successivi gradi di giudizio, continuando a tutelare con determinazione i diritti della minore.»