Si è conclusa la maxi-inchiesta che ha fatto tremare le fondamenta economiche del distretto conciario di Solofra. La Procura della Repubblica di Avellino, in stretta sinergia con la Guardia di Finanza della Tenenza di Solofra, ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari nei confronti di ben 34 persone, accusate a vario titolo di aver messo in piedi un colossale giro di fatture false.
I numeri emersi dall’attività investigativa delineano un quadro macroeconomico illecito da capogiro: si parla di ben 350 milioni di euro di fatture per operazioni inesistenti, inserite all’interno di un flusso complessivo di denaro stimato intorno ai 500 milioni di euro. Di questi, più di 35 milioni sarebbero stati fatti sparire all’estero, schermati ed esportati principalmente verso la Cina e la Turchia.
Il decreto di chiusura indagini mette nero su bianco un impianto accusatorio mastodontico, composto da ben 106 capi di imputazione. Al centro della rete criminale figurano 14 persone, ritenute i promotori e gli organizzatori di una vera e propria associazione a delinquere.
Per far girare i capitali e giustificare le transazioni fittizie, l’organizzazione si è servita di una fitta rete di coperture, utilizzando 40 tra società e ditte individuali. Nel faldone dell’inchiesta si contano: 51 contestazioni specifiche per l’emissione di documenti fiscali falsi; 27 contestazioni per impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita; 12 contestazioni per riciclaggio (ex art. 648 bis c.p.).

















