Tempo di lettura: 3 minuti

Si chiude con una misura cautelare interdittiva l’indagine che questa mattina ha portato gli uomini della Guardia di Finanza e della Digos negli uffici di Palazzo Mosti. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Benevento ha disposto la sospensione per dodici mesi dall’esercizio dei pubblici uffici e servizi nei confronti del segretario generale del Comune di Benevento, Riccardo Feola, ritenuto gravemente indiziato, insieme ad altri soggetti, dei reati di corruzione e turbata libertà degli incanti.

Contestualmente è stato disposto anche il divieto, sempre per dodici mesi, di esercitare la professione di consulente e di ricoprire incarichi direttivi nei confronti del gestore di fatto degli interessi di un’impresa coinvolta nella vicenda.

Il dottoe Feola è stato Segretario generale anche al Comune di Avellino, scelto dall’allora sindaco Pd Paolo Foti nel febbraio 2015, incarico che Feola ha rivestito sino al 2018 quando il nuovo sindaco M5S Vincenzo Ciampi sostituì il Segretario dell’Ente con Vincenzo Lissa.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Benevento e condotta dalla Digos della Questura e dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, riguarda la procedura di gara bandita dal Comune per l’affidamento del servizio di ripristino delle condizioni di sicurezza stradale e di reintegro delle matrici ambientali compromesse dagli incidenti stradali.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli indagati avrebbero concordato preventivamente le modalità della procedura con l’obiettivo di favorire un determinato consorzio di imprese. Il disciplinare di gara sarebbe stato predisposto con criteri ritenuti “cuciti su misura”, tali da penalizzare le aziende concorrenti. Inoltre, il gestore di fatto del consorzio sarebbe stato costantemente aggiornato sullo stato della procedura e persino sulle possibili cause di esclusione delle ditte rivali.

Per la Procura emergono anche gravi indizi di corruzione: l’alto dirigente comunale avrebbe alterato la par condicio tra le imprese in cambio della promessa di una somma di denaro.

La vicenda era già finita al centro dell’attenzione nei mesi scorsi. La gara, infatti, fu successivamente annullata in autotutela dal dirigente subentrato nel settore, dopo la sostituzione del RUP, a seguito delle irregolarità procedurali emerse. Su quella procedura venne presentato anche un esposto in Procura, dal quale hanno preso avvio gli approfondimenti investigativi sfociati nell’operazione eseguita oggi.

Per il Responsabile unico del procedimento (RUP), anch’egli indagato, la Procura aveva richiesto una misura cautelare. Il Gip, pur riconoscendo la sussistenza dei gravi indizi, non ha però ritenuto sussistenti le esigenze cautelari necessarie per applicarla.

Come previsto dalla legge, il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e tutti gli indagati devono considerarsi presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.