“Nemmeno la frana ci ha fermato. Non ha fermato l’incontro tra persone diverse che si ritrovano attorno a Mamma Schiavona che ci guida a costruire un mondo migliore, a farci incontrare e non dividere. Perchè per la Madonna di Montevergine siamo tutti uguali”.
E’ un forte monito quello che lancia Don Vitaliano Della Sala in occasione della Candelora 2026 che quest’anno si è svolta in maniera diversa rispetto alla tradizione.
Don Vitaliano torna a interrogare le coscienze, offre una riflessione intensa e scomoda, capace di andare oltre il rito per toccare la vita concreta delle persone e della comunità cristiana: “La Madonna ci dice di ricordarci sempre questa giornata perché anche noi diventiamo, come Gesù, segno di contraddizioni, cioè mettiamo a nudo le ipocrisie della nostra umanità, le ipocrisie della politica, le ipocrisie di chi abusa del potere e provoca male”.
La luce di Cristo, ha ricordato Don Vitaliano, non è mai neutrale. La Candelora diventa così una provocazione per il nostro tempo, segnato da conflitti, ingiustizie, disuguaglianze e da una crescente assuefazione al male. “Perchè anche le guerre sono frutto della repulsione contro le differenze”.
Nel suo intervento, Don Vitaliano ha richiamato il rischio di una fede addomesticata, che si accontenta dei gesti rituali ma evita di lasciarsi trasformare. La luce del Vangelo, invece, non consola senza prima inquietare. Chiede coerenza, chiede di schierarsi dalla parte degli ultimi, di chi non ha voce, di chi subisce le conseguenze di un sistema economico e sociale che produce esclusione e violenza.
Particolarmente forte è stato il richiamo alla responsabilità personale e collettiva. Accendere una candela non basta se poi si continua a camminare come se nulla fosse. La luce va custodita, ma soprattutto condivisa, portata negli angoli bui della storia: nei luoghi di guerra, nelle periferie esistenziali, nelle relazioni ferite dall’indifferenza e dall’egoismo.
La Candelora, così, non resta una celebrazione del passato, ma diventa un appello per il presente. Un invito a lasciarsi illuminare per diventare, a propria volta, luce. Non una luce accecante o arrogante, ma una luce ostinata, capace di resistere alle tenebre e di indicare sentieri di giustizia, pace e speranza.



















