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La  Domenica di Carnevale in Irpinia è molto più di una semplice sfilata: è un racconto collettivo che attraversa i secoli e che ogni anno torna a vivere tra le strade e le piazze della provincia di Avellino. Sin dalle prime ore del mattino, il centro cittadino si riempie di suoni antichi, costumi sgargianti e volti truccati che riportano in scena personaggi della tradizione contadina e teatrale. Il corteo dei gruppi carnevaleschi provenienti dai diversi comuni irpini attraversa le vie principali, fermandosi nel piazzale della Villa Comunale, davanti alla Chiesa del Rosario e in Piazza Libertà, dove balli e rappresentazioni trasformano gli spazi urbani in un grande palcoscenico popolare.

Protagoniste assolute della giornata sono le “zeze”, espressioni di teatro cantato che affondano le radici nel Seicento e che in Irpinia hanno assunto forme e caratteristiche proprie. La Zeza mette in scena, con toni ironici e talvolta satirici, le vicende familiari di Pulcinella, della moglie Zeza e della figlia Porziella, tra canti, battute in dialetto e momenti coreografici che coinvolgono l’intero gruppo. Ogni paese custodisce la sua versione, tramandata di generazione in generazione. La Bellizzi Irpino è considerata una delle più rappresentative e suggestive, capace di attirare ogni anno centinaia di spettatori; altrettanto sentite sono la Zeza di Capriglia Irpina, quella di Cesinali, di Mercogliano, di Monteforte Irpino, di Montemiletto e di Rotondi. Ognuna porta con sé costumi, melodie e sfumature narrative differenti, ma tutte condividono lo stesso spirito festoso e comunitario.

Accanto alle Zeze, la Domenica di Carnevale irpino è animata da altre forme spettacolari che raccontano il territorio. La Quadriglia esplode in una danza collettiva fatta di intrecci e movimenti sincronizzati, simbolo di unione e festa condivisa. Nei comuni dell’area di Montoro prende vita il coinvolgente Ballo N’Dreccio, un intreccio coreografico che richiede coordinazione e affiatamento, mentre nei paesi del Vallo di Lauro sopravvive il suggestivo Laccio d’Amore, danza rituale che richiama antichi riti di corteggiamento e fertilità. A Serino, invece, la Mascarata mette in scena un vero e proprio matrimonio carnevalesco, con cortei, musica e personaggi caricaturali che fondono sacro e profano.

Quello che rende unica la Domenica di Carnevale in Irpinia non è soltanto la varietà delle rappresentazioni, ma il senso profondo di appartenenza che si respira tra figuranti e spettatori. Non si tratta di uno spettacolo da osservare passivamente: il pubblico canta, batte le mani, si lascia trascinare nei balli. Le comunità si ritrovano, i giovani imparano i passi dagli anziani, le famiglie si riconoscono in tradizioni che resistono al tempo e alle trasformazioni sociali.