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Il diritto al voto in Irpinia diventa un miraggio per i più fragili. Una comunicazione della Prefettura arrivata fuori tempo massimo e la carenza di medici legali stanno bloccando le procedure per il voto assistito e, soprattutto, per quello domiciliare.

Quello che dovrebbe essere l’esercizio del più alto diritto democratico si sta trasformando, per decine di cittadini avellinesi, in un labirinto burocratico senza via d’uscita. Al centro della polemica il sistema di accesso al voto domiciliare e assistito, paralizzato da un mix letale di ritardi istituzionali e carenze croniche di personale sanitario.

Il primo corto circuito è di natura amministrativa e ha dell’incredibile. Secondo le denunce raccolte da numerosi elettori, una circolare della Prefettura di Avellino, che regolamentava i termini per la presentazione delle domande e i criteri per la richiesta, è stata diffusa e resa pubblica solo il 5 maggio. Il problema? La scadenza indicata nel documento stesso era fissata al 4 maggio, per quanto “ordinatoria”, ma comunque scadenza.

In poche parole, i cittadini hanno ricevuto le istruzioni, completemante nuove e più stringenti rispetto alle ultime tornate elettorali, referendum e regionali in ordine di tempo,  per esercitare il proprio diritto quando il tempo utile era già tecnicamente scaduto.

Un errore di tempismo che ha gettato nel panico le famiglie di disabili e malati gravi, che si sono viste chiudere le porte in faccia dagli uffici  Asl  “termini scaduti”. A meno che, i più fortunati, possano beneficiare del più antico degli “aiutini”.

Se la Prefettura ha dettato tempi impossibili, l’Azienda sanitaria non sembra essere in grado di offrire una sponda ai cittadini. Per ottenere il voto domiciliare è necessario un certificato medico legale che attesti l’infermità. Tuttavia, la realtà dei distretti sanitari irpini è drammatica: risulterebbero in servizio solo tre medici competenti per coprire l’intero territorio provinciale. E chi c’è non è disposto a fare “gli straordinari”.

I cittadini lamentano un vero e proprio “muro” alzato dall’azienda sanitaria:
• Impossibilità di prenotazione: Le linee telefoniche risultano intasate o senza risposta.
• Mancata disponibilità: La scarsità di personale rende quasi nulle le visite domiciliari necessarie per chi non può essere trasportato.
• Atteggiamento poco collaborativo: Molti utenti segnalano una rigidità burocratica che non tiene conto dell’eccezionalità del ritardo causato dalla Prefettura.

Il rischio astensionismo, in questo caso, non è una scelta politica ma una condanna burocratica. Il voto domiciliare è destinato a persone in condizioni di dipendenza vitale da apparecchiature elettromedicali o con infermità che rendono impossibile l’allontanamento da casa. Senza la certificazione ASL, il Comune non può procedere.

Si attende un intervento chiarificatore da parte della Prefettura che possa riaprire i termini per la presentazione delle istanze, concedendo una proroga che sani l’errore di comunicazione. Parallelamente, resta il nodo ASL: senza un potenziamento d’urgenza dei turni per le visite medico-legali, la proroga rischierebbe di rimanere un atto puramente formale, privo di effetti pratici per chi aspetta a casa un medico che non arriva.