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L’autonomia, per la Lega, non è solo una riforma. È una postura. Un riflesso condizionato. Non solo quella “differenziata” che divide il Paese tra Nord e Sud, ma anche quella praticata nelle scelte elettorali. A Benevento, per le Provinciali, il copione si ripete: fare da soli, comunque.

Il centrodestra arrivava a questo appuntamento forte di un discreto risultato alle regionali. Un clima favorevole. Una base consolidata. L’occasione per rafforzare la presenza in Consiglio provinciale. E invece no. La Lega decide di non correre in un’unica lista con Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Una scelta che rischia di trasformarsi in un boomerang. Con una lista unitaria il centrodestra avrebbe potuto puntare a un risultato più ampio. Così, invece, lo scenario più realistico parla di 3 consiglieri, forse 4, eletti nella lista comune Forza Italia – Fratelli d’Italia. La Lega, correndo da sola, rischia seriamente di non eleggere nessuno.

Autonomia sì. Ma a quale prezzo? Secondo indiscrezioni, a far saltare il banco sarebbero state divergenze personali tra i leader della coalizione. Il risultato è una coalizione che si presenta divisa in un’elezione dove i numeri, pesati e ponderati, non perdonano.

La Lega rivendica identità, differenza, autonomia. Ma la politica, soprattutto nelle Province, è matematica prima ancora che slogan. E se i voti si frammentano, il rischio è uno solo: indebolirsi da soli.

Il paradosso è evidente. Dopo aver parlato di compattezza e alternativa di governo, il centrodestra sannita rischia di ritrovarsi con una pattuglia ridotta in Consiglio provinciale. Non per mancanza di consenso, ma per una scelta di isolamento.

L’autonomia può essere una bandiera. Ma quando diventa autosufficienza ostinata, assomiglia più a un azzardo che a una strategia. E a Benevento, questa volta, potrebbe costare caro.